Aumentano i giovani eremiti sociali (hikikomori)

Il fenomeno del ritiro sociale, ossia giovanissimi e giovani che scelgono di ritirarsi in casa (o in camera propria) e isolarsi dal mondo, è purtroppo in crescita. Una recente ricerca svolta nelle scuole dell’Emilia Romagna ha portato al riconoscimento di 346 casi accertati, ma le stime dell’Associazione HIG (Hikikomori Italia Genitori) parlano di 100 mila casi in Italia. Questo il tema dell’audizione in seduta congiunta delle Commissioni IV e V dell’Assemblea Legislativa del 28 febbraio scorso.

Il termine giapponese Hikikomori significa letteralmente “stare in disparte” ed è stato utilizzato per primo dallo psichiatra Tamaki Saitō per segnalare il fenomeno di adolescenti che si rinchiudono nelle loro stanze, rifiutando ogni contatto fisico con il mondo esterno. I casi certificati in Giappone sono oltre 500 mila, e sono sintomo di un grave disagio sociale che ormai riguarda tutti i paesi economicamente sviluppati del mondo.

L’Associazione HIG nasce nel giugno 2017 con lo scopo di fare incontrare e offrire supporto ai genitori e parenti di ragazzi con problemi di isolamento sociale. In Emilia-Romagna esistono attualmente 4 gruppi di auto e mutuo aiuto coordinati da uno psicologo esperto in materia. Il disagio colpisce ragazzi e ragazze particolarmente intelligenti e sensibili, appartenenti a famiglie per lo più non problematiche, che a un certo punto, sopraffatti dal disagio e dal malessere rispetto al contesto di vita in cui sono inseriti, decidono di ritirarsi e abbandonano la scuola e ogni forma di contatto con i coetanei. Spesso anche il rapporto tra le mura domestiche è ridotto al minimo ed i genitori si sentono impotenti, perché proprio quando si capisce la gravità del disagio, questo si è già tradotto in una precisa volontà di auto-reclusione.

Diversamente da quanto si possa pensare, la dipendenza da Internet è più una conseguenza che una causa di questo isolamento. I ragazzi ritirano il loro corpo, ma non l’intenzione di comunicare, e questo può continuare ad avvenire attraverso il filtro del mondo virtuale. In alcuni casi, paradossalmente, i social rimangono l’unico aggancio con il mondo esterno e a volte possono anche aiutare alla fuoriuscita dalla condizione di reclusione: succede quando ad esempio un incontro virtuale può trasformarsi in un incontro reale. Ma molti ragazzi si ritirano anche dai social, e navigano su Internet semplicemente come fruitori, senza comunicare nemmeno lì. In ogni caso si tratta di un fenomeno multifattoriale i cui sintomi sono spesso sottovalutati o ricondotti ad altri problemi, perché – come è emerso dal racconto di una mamma –  “il senso del dovere che instilliamo nei nostri figli spesso non ci ha permesso di vedere il loro dolore”.

Oltre alle famiglie, anche il mondo della scuola è naturalmente coinvolto e interpellato da questo fenomeno. Alla luce di un crescente numero di abbandoni scolastici, l’Ufficio Scolastico Regionale nel 2018 ha coinvolto tutte le scuole nella compilazione di un questionario on-line per una migliore definizione dei contorni di queste situazioni di studenti “ritirati in casa”. E’ la prima volta che si fa una ricerca del genere in Italia, e anche per questo i risultati sono molto importanti. Come il dirigente regionale ha illustrato in Commissione, la percentuale di adesione delle scuole alla rilevazione è stata altissima (98.5% istituzioni scolastiche statali e 96,1 % delle paritarie), il 21% delle scuole ha segnalato casi, in totale i casi segnalati in regione sono 346: 164 maschi e 182 femmine, 20 casi nella scuola primaria, 86 nella scuola secondaria di primo grado e 240 nella scuola secondaria di secondo grado; la maggior parte (232 casi) sono compresi fra 14 e 17 anni.

L’indagine fatta in Emilia-Romagna è la prima ricognizione fatta in Italia che ci consente di avere dati certi su questo fenomeno, e come si vede i numeri sono significativi. Per fare un paragone, in regione i disturbi del comportamento alimentare segnalati nelle scuole sono 341, le “sindromi affettive” 339, i deficit visivi 265, quelli uditivi 346 e i disturbi della personalità 225 (dati 2015). Nel riconoscere la significatività del numero di persone coinvolte – è stato detto – occorre evitare di creare una nuova categoria speciale, ma è necessario favorire l’attenzione su ognuna di queste situazioni in una stretta collaborazione tra scuola, sanità, famiglie e associazioni in un’ottica di prevenzione e di supporto a questi ragazzi che faticano a trovare il proprio posto nella società.

Per approfondimenti:
Adolescenti “eremiti sociali”_rilevazione USR ER
Convegno Hikikomori Forlimpoli 16/02/2019
Associazione Hikikomori Italia Genitori

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