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Il futuro delle bonifiche

7 Ottobre 2021 Territorio

Nei giorni scorsi, durante la settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione, sono stato a Saiarino, dove c’è l’impianto di sollevamento principale gestito dalla Bonifica Renana. L’impianto, costruito in stile liberty nel 1925, è il principale nodo idraulico del sistema di scolo della pianura bolognese perché nel nodo idraulico di Saiarino convergono le acque basse, cioè prive della possibilità di scolo naturale a gravità, provenienti dalla pianura posta tra Idice e Reno. La funzione delle idrovore è quella di innalzare il livello delle acque basse della pianura fino a permetterne il deflusso nel fiume Reno, che scorre più in alto fra gli argini. Ci sono naturalmente quote minime, sotto le quali è possibile il deflusso senza sollevamento, e quote massime, oltre le quali nemmeno il sollevamento basta e le acque della pianura devono essere dirottate verso le vicine casse d’espansione, in attesa che la piena cali e il fiume possa ricevere nuovamente.

Il luogo merita certamente di essere visitato, per molti motivi. I macchinari d’epoca: la sala delle pompe contiene sei imponenti idrovore che giunsero in loco quasi un secolo fa grazie a una linea ferroviaria realizzata ad hoc. Altrettanto imponenti sono le strutture della centrale termica, che garantiva l’autonomia energetica per far funzionare le idrovore, ed i trasformatori elettrici utilizzati prima di essere sostituiti dalle attuali strumentazioni elettroniche. E poi c’è l’ecomuseo, con i ricordi dell’enorme opera di bonifica del territorio compiuta all’epoca. E ci sono i ricordi delle piene e delle situazioni di crisi anchje recenti in cui si è riusciti a gestire le acque in situazioni limite.

E vengo al punto, perché qui non si tratta semplicemente di rievocare lo sforzo fatto per bonificare la pianura bolognese, considerando il problema risolto purché si garantisca un’adeguata manutenzione della rete dei canali e degli impianti e un aggiornamento delle attrezzature. Il problema è che la bonifica è avvenuta sulla base di calcoli di portata, di quote, di altezze di sollevamento, calcoli che erano fatti in funzione del territorio e del clima di un secolo fa. E il sistema può tenere purché il territorio non si modifichi radicalmente, e soprattutto purché si mantenga il clima. 

Purtroppo, l’urbanizzazione del territorio e il conseguente aumento della superficie impermeabilizzata già cambia le cose, ma soprattutto è un fatto che, a causa del cambiamento climatico, ci dobbiamo confrontare sempre più spesso con piogge torrenziali e con quantità di acque da gestire che rischiano di mettere in crisi il dimensionamento fatto all’epoca sulla base della situazione climatica di un secolo fa. E quindi è necessario riprendere in mano la questione, rifare i calcoli, rivedere il sistema delle bonifiche, così essenziali per la pianura padana, per dimensionarle in modo adeguato a reggere di fronte ai cambiamenti climatici. E direi di farlo possibilmente prima che eventi estremi ci dimostrino che i calcoli sono per l’appunto da rifare.

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