Anche quest’estate sono stato in alcuni luoghi d’Italia belli e fuori mano. Di alcuni sono un affezionato frequentatore, altri invece li ho conosciuti per la prima volta. Per lo più sono piccoli paesi di montagna o d’entroterra, borghi ricchi di storia e di tradizioni, in cui al fascino dei luoghi fa da contraltare un progressivo e apparentemente inarrestabile spopolamento.
Un po’ il calo demografico, un po’ la difficoltà dei giovani di trovare lavoro o prospettive sul posto, l’attrazione delle città ricche di servizi e di centri di aggregazione, forse anche un certo raffreddamento sullo smart working che invece potrebbe offrire alternative in queste situazioni: i fattori sono molti e non voglio qui mettermi ad analizzarli. Come tanti sono le misure e le politiche che sarebbero necessarie per invertire il trend di progressivo spopolamento di una parte così significativa delle nostre radici. Qui voglio però soffermarmi su un fatto specifico che mi ha fatto riflettere.
Mi ha colpito infatti, ancora una volta, la quantità di case vuote: case spesso bellissime, a volte vecchie di secoli, quasi sempre ereditate da chi ormai vive altrove e che si trova di fronte a un problema complicato, perché occorre spendere per manutenere decorosamente la casa nel lontano borgo di origine. Ma in questi borghi quasi sempre il mercato immobiliare è fermo: chi vuole vendere una casa non trova acquirenti, o li trova solo a prezzi di svendita. Ristrutturarla costa quanto altrove, ma in questo caso non si tratterebbe di un investimento sul proprio patrimonio immobiliare, ma di una spesa a fondo perduto, perché in caso di vendita si sarebbe comunque costretti a svendere. E pertanto tanti non ci mettono mano, e di conseguenza tante case si degradano e con loro il patrimonio edilizio storico di questi luoghi, imprimendo una ulteriore spinta verso lo spopolamento.
Non possiamo applicare a questo patrimonio immobiliare a rischio le stesse valutazioni relative all’edilizia realizzata in luoghi dove il mercato immobiliare è presente e vitale. Quindi l’idea che mi è venuta e che ho un po’ approfondito durante i giorni di ferie è semplice: rivedere, nei luoghi realmente colpiti da questo fenomeno, la percentuale di detrazione fiscale per le ristrutturazioni edilizie sulle seconde case — oggi più bassa di quella sulla prima casa — avvicinandola o, nei casi più critici, equiparandola a quella della prima casa. Non ho pensato ad un’aliquota specifica, ma più prudentemente ho ragionato su quella già prevista dalla legge per la prima casa, semplicemente estesa a chi si trova in queste condizioni.
Per evitare che la misura si applichi genericamente a “tutta la montagna” o a qualunque comune piccolo, ho pensato ad un doppio criterio di selezione: il comune deve essere effettivamente periferico secondo la classificazione ufficiale delle Aree Interne (quella usata dallo Stato per le politiche di coesione territoriale), *e* inoltre deve avere un valore immobiliare di mercato realmente basso, sotto una soglia precisa. Un comune di montagna con un mercato immobiliare florido — una località sciistica rinomata, per dire — resterebbe fuori: giustamente, perché lì il problema semplicemente non esiste.
Ho provato a incrociare dati veri per capire quanto fosse concreto il fenomeno, fondandomi sulle quotazioni immobiliari dell’Agenzia delle Entrate e la classificazione ufficiale dei comuni per aree interne. Il risultato che più mi ha convinto è questo: su circa 7.900 comuni italiani, 1.694 risultano periferici, e di questi 1.459 hanno anche un valore immobiliare sotto soglia — il 18,7% del totale nazionale. Non è un numero enorme, ed è esattamente questo il punto per costruire una misura mirata e non una sanatoria generalizzata.
Da qui in avanti proverò a farla circolare questa proposta – che trovate descritto nell’infografica che allego — per raccogliere pareri, obiezioni, correzioni, e per cercare qualche parlamentare interessato a portarla avanti sul serio. Non so se sarà possibile farla arrivare ad un vero risultato legislativo e in che tempi, ma intanto la scrivo qui, oggi, per lasciare una traccia di come è nata: guardando case vuote chiedendomi perché nessuno ci mette mano.
Chi volesse maggiori informazioni sulla proposta, o scrivermi osservazioni e suggerimenti, o contribuire a promuovere l’idea, può contattarmi a [email protected].


