Verso il voto sulla fusione, il mio parere da cittadino di Granarolo

3 ottobre 2018 Territorio

Fra pochi giorni, le comunità di Granarolo dell’Emilia e Castenaso sono chiamate ad esprimersi, con un referendum, sul progetto di fusione dei due Comuni. Lo stesso giorno andranno al voto altri 12 Comuni della nostra Regione, in relazione ad altri 6 progetti di fusione.

Oltre ad invitare tutti i cittadini a recarsi ai seggi per esprimere la propria preferenza, perché la democrazia la si difende anche esercitando il proprio diritto di votare, voglio dire qualcosa in più sul progetto di fusione fra Castenaso e Granarolo, visto che da ormai 26 anni (come passa il tempo…) risiedo proprio a Granarolo dell’Emilia.

Anzitutto, ringrazio coloro che si sono interessati ed anche appassionati al tema, lo hanno approfondito ed hanno dato un contributo sereno e di merito al dibattito. Non si tratta solo di militanti dei partiti o di persone tradizionalmente interessate alla politica, ma anche di semplici cittadini che, partecipando alle occasioni di incontro e confronto, o facendo parte dei comitati per il Si o per il No, si sono interessati al futuro della propria comunità, che è proprio il senso profondo della politica.

Mentre i contributi di merito al dibattito sono stati molto utili, avremmo invece volentieri fatto a meno dei toni aspri e degli attacchi volti a delegittimare chi la pensava diversamente. È capitato infatti che qualcuno abbia sostenuto il No dipingendo i favorevoli come furbastri con chissà quali oscuri interessi da difendere, e che qualcuno abbia sostenuto il Sì dipingendo i contrari come persone ottuse e senza idee. Peccato per queste scivolate, peraltro controproducenti. Ma veniamo al merito.

Comincio col dire che stiamo parlando della possibile ridefinizione dei confini amministrativi comunali, tema certamente rilevante ma che non definirei esistenziale, cosa che appunto dovrebbe favorire un confronto sereno e non esasperato. Per di più, non è una prospettiva necessitata dalla dimensione (non parliamo di comuni piccoli perché entrambi superano ampiamente i 10 mila abitanti) o indotta da una criticità dei bilanci (che sono fondamentalmente sani).

E’ poi evidente che la disponibilità del finanziamento straordinario previsto dalle leggi nazionale e regionale per i comuni che si fondono è un aspetto molto interessante. Ma la scelta di fondersi non può essere a mio avviso motivata soltanto dall’incentivo finanziario: ha senso se è iscritta in una prospettiva di sviluppo, in cui certo anche il finanziamento può aiutare, se viene utilizzato bene, ovvero per investimenti che producano benefici non solo nel breve ma anche nel medio e lungo termine.

La fusione è una possibilità per avere un Comune di dimensioni maggiori, con i pregi e con i difetti che questa scelta comporta, ed è sui pro e contro che ognuno è chiamato a fare la propria valutazione. Con la fusione cresce la dimensione del Comune e la sua possibilità di operare su una scala più ampia (esempio: uffici tecnici più robusti e in grado di curare progetti e reperire finanziamenti), e naturalmente questo comporta un corrispondente allontanamento dell’amministrazione dai cittadini (esempio: sindaco e amministratori meno facilmente avvicinabili, dovendo servire una comunità più larga).

La misura di queste variazioni è relativa e contenuta, sia in positivo che in negativo: non è che l’ufficio tecnico potrà diventare corposo e forte come quello di Bologna, o che prendere un appuntamento col sindaco potrà diventare paragonabile a incontrare il sindaco di Bologna, per stare ai due esempi concreti appena citati, che peraltro sono comprensibilmente emersi nel dibattito di queste settimane. La situazione diventerà piuttosto simile, se vogliamo stare al paramento del numero degli abitanti, a San Giovanni in Persiceto. 

Per fare un paragone che può aver toccato l’esperienza di tanti, siamo di fronte ad un tema simile alla disponibilità ad allontanarsi da casa per trovare un posto di lavoro migliore. Tutti noi conosciamo persone che si sono allontanate da casa per lavorare, chi più chi meno, alla ricerca di un equilibrio fra la qualità del lavoro e la lontananza da casa. E sappiamo che è un parametro molto personale: ci sono persone che non hanno avuto timore a cambiare nazione o addirittura continente pur di trovare la loro strada, ed altri che hanno invece preferito restare vicini, magari rinunciando a prospettive lavorative più interessanti pur di non allontanarsi. E tutti conosciamo qualcuno che ci parla di Francoforte come se fosse poco oltre Lovoleto, o qualcuno che dovendo fare il pendolare su Calderara ne parla come se fosse un viaggio da esploratore. Lo dico per chiarire quella che secondo me è la tipologia della valutazione, ovviamente senza perdere di vista la misura, che come dicevo prima è limitata alla scala di San Giovanni in Persiceto. 

Trovo quindi del tutto comprensibile che chi preferisce investire su una prospettiva di sviluppo ed è disposto a pagare un piccolo prezzo in termini di allontanamento del municipio dai cittadini sia favorevole alla fusione. E chi viceversa vuole che l’amministrazione non si allontani e che restino i confini della tradizione, essendo disposto a fare con meno anche a costo di limitare un po’ le prospettive di sviluppo, possa esprimersi in modo contrario. A me piace vederla in questi termini, tenendo conto che stiamo parlando di un punto di equilibrio opinabile e che è bello pensare che faremo la scelta che sarà indicata dalla maggioranza dei cittadini che si recheranno ad esprimere il proprio voto.

Infine spiego le ragioni della mia scelta personale a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui. Io ho sempre trovato stimolante la prospettiva di una fusione fra comuni che potesse farci fare un salto di qualità, e pertanto ho seguito con interesse l’ipotesi che per anni è stata prospettata (c’è stato anche uno studio preliminare) di fusione di Granarolo con Budrio e Castenaso. Il comune risultante avrebbe 45 mila abitanti e sarebbe il terzo comune dell’area metropolitana dopo Bologna e Imola, un bel salto dimensionale, e dal mio punto di vista avrebbe giustificato maggiormente le piccole rinunce che comunque sono da mettere in conto per realizzare una fusione. Ma preso atto della rinuncia di Budrio e dell’accelerazione delle amministrazioni di Castenaso e Granarolo verso la fusione dei due comuni da soli, mi consolo pensando che questo possa essere un primo passo. In fondo anche Alto Reno Terme è nato dalla fusione di Porretta e Granaglione, ma ho fiducia che possa presto aggiungersi anche Castel di Casio come è del tutto ragionevole che avvenga. Per questo, tutto considerato, considero questa fusione come una opportunità da cogliere, nell’ottica di fare un passo avanti verso un ampliamento degli orizzonti. 

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