Renzismo e #cambiaverso dopo il 40%

europee-40-8Superate le emozioni della lunga notte elettorale fra il 25 e il 26 maggio – nelle poche ore di dormiveglia ad un certo punto ho temuto che giungesse la notizia che “il titolo PD è stato sospeso per eccesso di rialzo” 🙂 – e dopo aver risposto all’ennesima mail che comincia dicendo “Ciao Giuseppe, è proprio bella questa settimana ed è bello vedere quanta gente si sta convincendo di quello che noi pensiamo da almeno due anni!”, voglio mettere nero su bianco qualche pensiero.

Renziani della prima, seconda, terza e quarta ora?

Niente di tutto questo: non è un problema di quando ma di come. Ovvero non importa quando uno è arrivato a capirlo (purché, come ha osservato giustamente la nostra “casalinga di Voghera“, non diventi una colpa esserci arrivati prima) ma è importante comprendere su quali motivazioni ci si è convinti e per fare cosa.

Certo, ci sono passaggi che non si possono dimenticare facilmente, come la decisione di estromettere dal ballottaggio del 2012 migliaia di nostri elettori,  o il mantra post elezioni 2013 (“ma chi ha detto che se avessimo candidato Renzi sarebbe andata meglio?”). Ma se Matteo Renzi oggi si tiene Stumpo al Nazareno e ci ha messo la Moretti capolista alle europee, noi non possiamo certo essere da meno.

A noi quindi va bene stare sotto al palco a sventolare le bandiere, ma ascoltiamo i discorsi di voi che state sul palco e vorremmo essere certi che avete davvero capito perché tanti elettori hanno dato fiducia al PD di Matteo Renzi. Siete davvero pronti a #cambiareverso anche voi, anche qui?

L’amore della verità (anche ruvida)

Matteo Renzi si è imposto chiamando le cose col loro nome e senza la paura di infrangere tabù che sembravano intoccabili. A volte lo ha fatto in modo forse ruvido, ma la sua schiettezza ci ha consentito di farci ascoltare da elettori che il PD ormai non lo consideravano più. Dal suo coraggio di andare controcorrente c’è da prendere esempio, anche localmente.

Un caso in cui questo coraggio il PD bolognese lo ha avuto è stata la battaglia sul referendum sulle materne paritarie, tema su cui peraltro Renzi è sempre stato chiarissimo. Nel quasi 9% della lista Tsipras a Bologna c’è molto del mondo che si è mobilitato per promuovere quel referendum, ma nel contemporaneo 54,5% del PD renziano a Bologna c’è la risposta che andavamo cercando, alcuni un po’ troppo timidamente: quindi avanti con più animo e col coraggio di dire in chiaro anche verità scomode.

L’accettazione del rischio

Matteo Renzi si è preso (da sempre) dei rischi, il contrario della melassa in cui ci si aggiusta poi sempre tutti in un modo o nell’altro. A vario titolo, anche chi lo ha sostenuto si è assunto dei rischi. Nel 2012 io ero appena diventato consigliere regionale quando scelsi di sostenere Renzi (“appena rientrato già te ne vuoi andare?” mi disse qualcuno per segnalarmi che forse non era una buona idea). Non vale solo per quelli della prima ora: ricordo anche l’accusa di tradimento fatta a Virginio Merola quando venne Cuperlo alla Festa dell’Unità nel 2013, o le tensioni generate dalla scelta per Renzi di Stefano Bonaccini. Insomma non è obbligatorio pagare dei prezzi per dimostrare la serietà delle proprie convinzioni, ma la disponibilità a farlo aiuta a capire che non è un semplice posizionamento di convenienza. Per maggiori informazioni, chiedete a Roberto Reggi.

La linea politica non è un optional

Ancora oggi c’è chi si comporta come se Matteo Renzi non esprimesse una compiuta linea politica, e  mi chiedo se la loro sia distrazione o altro. La capacità di sottolineare con forza alcuni temi e declinarne altri invece in modo più inclusivo, la scelta di entrare nel PSE ma al tempo stesso configurando il nostro essere di sinistra in un modo molto diverso da quello della lista Tsipras, sono tutti ingredienti importanti di una linea politica che ci ha portato a questo 40,8%. Prima lo capiamo tutti e meglio è, anche per una migliore (e non psicologicamente subalterna) interlocuzione con chi è alla sinistra del PD. E al prossimo che dice “Rodotà uno di noi”, per piacere spiegategli che il PD è un partito, non un’etnia.

Non renziani, ma #cambiaverso

Cambiare verso non è uno slogan di Matteo Renzi, ma una necessità indifferibile del nostro Paese che lui ha capito prima di molti altri e di cui lui stesso è a servizio. Per questo noi non siamo renziani, ma sostenitori (vorrei dire “servitori” nel senso migliore del termine) del #cambiaverso.

Se ci si mette in gioco e si lavora per il cambiamento, non importa chi si è votato alle primarie, siamo tutti coinvolti nel #cambiaverso e non ci sono renziani della prima, seconda, terza o quarta ora, cuperliani, civatiani, bersaniani, dalemiani e chi più ne ha più ne metta.

Anzi, tanti di noi hanno cominciato a lavorare per il #cambiaverso da molto tempo (per esempio ricordate le primarie bolognesi del 2008?) e quando è giunta la candidatura di Matteo Renzi vi si sono ritrovati e riconosciuti proprio perché accomunati dal #cambiaverso. Quindi ben venga che tanti altri oggi ne capiscano la necessità e l’indifferibilità.

Ma dirsi renziani per non cambiare nulla semplicemente non si può.

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Partito Democratico, Riflessioni

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