Una notte in via Rivani

Sono in politica da una dozzina d’anni, un tempo non lunghissimo ma durante il quale ne ho viste di tutti i colori o quasi. Non sono dunque facilmente impressionabile, ma non potrò dimenticare la scorsa notte in via Rivani. L’ufficio elettorale provinciale si è riunito per esaminare le richieste pervenute di ammissione al voto per domenica prossima da parte di persone che non si erano registrate entro il primo turno, poco meno di 3000 fra mail, fax e moduli compilati personalmente.
Non abbiamo guardato da lontano i pacchi di carta, prendendo decisioni sommarie, ma ci siamo messi a leggere le richieste, ed è proprio questa la parte che non potrò dimenticare. Sono sprofondato – e con me credo anche gli altri presenti alla riunione – in un mondo fatto non di numeri e voti ma di persone, gente che ti raccontava la sua storia a volte in modo dettagliatissimo e a tratti commovente. C’era il giovane universitario che era all’estero per l’Erasmus o la giovane ricercatrice come visiting professor. C’era la persona malata a cui avevano cambiato il turno per la dialisi e non era riuscita ad andare a votare domenica scorsa. C’era chi ti parlava dei figli piccoli, della moglie malata, di un ciclo di chemioterapia, della nascita della sua secondogenita. E allegavano certificati medici, biglietti aerei, programmi dei convegni a cui avevano partecipato, ricevute dei telepass, certificati elettorali. C’era anche chi era laconico: motivi personali, dissenteria, influenza, uno ha scritto per motivi che non ritengo di dovervi raccontare (e aveva ragione, ovviamente!). C’era chi ti raccontava che la moglie era andata al seggio a votare e lui era rimasto con la mamma anziana, aspettando che lei tornasse a casa; ma al seggio c’era la coda, e quando la moglie è rientrata era troppo tardi per votare. C’era chi sapeva di essere via la domenica 25 e quindi aveva provato ad andare all’ufficio elettorale nei giorni precedenti, ma dopo un’ora di fila aveva desistito (ricordo che la semplificazione emiliana delle procedure ha riguardato solo il giorno del voto, non il funzionamento degli uffici elettorali nei giorni precedenti). C’era chi ti scriveva che non sapeva che poteva registrarsi direttamente al ballottaggio, chi ti diceva candidamente non voglio inventarmi una scusa perché la verità è che me ne fregavo ma dopo aver visto il dibattito in tv ho deciso che voglio partecipare al voto (e queste richieste, alcune appassionate e bellissime, non potevano essere accolte anche a norma del Regolamento – quello vero, deciso prima – ma che errore anche quello). Altri che temevano che su di essi gravasse il sospetto di non essere di centrosinistra – avete presente certe dichiarazioni sui giornali? quelle che se uno ci teneva davvero aveva 20 giorni per registrarsi, e quindi se non l’ha fatto è perché evidentemente non ci teneva – ti scrivevano che erano iscritti al partito da anni remoti, ti citavano gli esponenti del partito di cui erano amici, o ti dicevano che erano fondatori del PD e conservavano il certificato di cui ti davano il numero, e comunque ti raccontavano che loro ci tenevano proprio a votare, oppure ti parlavano della madre anziana che dalle 6 di stamattina stava insistendo per poter votare. E poi i nomi noti, persone comuni (ma questo è il compagno tal dei tali, esclamava qualcuno dei presenti, oppure ecco una famiglia di cinque persone miei amici dall’infanzia, da sempre di centrosinistra), e persone pubbliche: il docente universitario, l’editorialista politico, la cantante famosa che era in giro per concerti. Mentre la notte era ormai fonda io andavo avanti a leggere e dicevo a me stesso: ma cosa ci chiedono queste persone? Solo di partecipare! Non è per questo che facciamo politica? Non era per questo che abbiamo fatto le primarie? Ha senso avergli chiesto la giustificazione? Ha senso respingere le loro richieste? No, non ha alcun senso! Stanotte abbiamo celebrato un rito completamento privo di senso…
Tutti gli esempi che ho fatto – tutti – sono richieste che sono state rigettate a norma della delibera n. 26, quella che con il pretesto di interpretare il regolamento (le regole che non si cambiano?) lo deforma, chiudendo una porta che nel regolamento era socchiusa e che invece sarebbe stata da spalancare! Fra le richieste accolte ci sono alcuni casi ancora più complessi di quelli che ho citato, come persone ultranovantenni a cui è apparso assurdo anche agli altri che di fronte alla giustificazione valida solo per domenica 25 si rispondesse che potevano fare la preregistrazione online (che è l’argomento usato per respingere tutte o quasi le richieste). Qualcuno oggi mi ha fatto osservare che gli ultranovantenni voteranno in prevalenza per Bersani, ma francamente me ne infischio. Sono stanco di una politica che è sempre virtuosa a parole ma poi segue sempre la convenienza, e credo tanti italiani con me: avete presente le manfrine sull’election day ad anni alterni, dove la parte di chi vuol far risparmiare accorpando le elezioni la fanno gli altri o noi a seconda delle convenienze? Basta, sono queste le cose da rottamare…
Per me, sulle 2837 richieste pervenute (ma attenzione, diverse riguardavano più elettori), a norma di buon senso avremmo dovuto accoglierne 2644, scartando solo quelle incomplete o fasulle. A norma di Regolamento (perché le regole non si cambiano!) avremmo dovuto accoglierne 2547 (e per questo a malincuore non mi sono opposto al respingimento delle richieste belle ma che non riportavano l’impossibilità di essersi registrati prima). Invece ne sono state accolte solo 224 a causa dell’assurda delibera 26. Sono cose che ci fanno male.
Rispondo infine all’altra domanda che tutti mi fanno: avete litigato? No. Perché la delibera 26 non è colpa di quelli che erano ieri con me in via Rivani, né si può pretendere che tutti siano leoni. Naturalmente ho lasciato a verbale il mio fermo dissenso, ma non è colpa loro se il garante Berlinguer dichiara il 25 novembre che anche chi non ha votato al ballottaggio potrà liberamente registrarsi e votare, e il giorno dopo emana con gli altri garanti una delibera che di fatto lo impedisce, e poi continua a ripetere – lui e altri – che le cose stavano così da prima e che le regole non si cambiano (dopo averle appena cambiate). Non è colpa loro né mia se da quel momento cominciano colpi bassi da ambo le parti e a Roma non riescono a trovare una quadra che ci consenta di andare serenamente alla giornata di domani.
Sogno che a Roma oggi ci sia chi capisca che è ora di smettere di parlare in un modo e di agire in un altro, finendo di scaricare le tensioni sugli organi periferici del partito e sui militanti e sui volontari, che al 99% è gente pulita e bella sia che stia sostenendo Bersani che Renzi. O vi date una sistemata, oppure venite a leggervi le migliaia di lettere appassionate del nostro popolo, quelle che ieri notte ci siamo letti noi. Ma dovete leggerle una per una: sono convinto che vi farebbe bene!
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