Leggo oggi sui giornali che TPER ha chiuso il bilancio con un utile netto di 12,2 milioni di euro, “a conferma della capacità gestionale e reddituale della società” (così il comunicato aziendale), a partire da un Margine Operativo Lordo (EBITDA) di 30,8 milioni di euro.
Stanco ormai di ripetere le stesse osservazioni — senza esito — ho semplicemente rilanciato su Facebook un mio post del 2018, scritto a commento del bilancio 2017, in cui osservavo:
“sono molto contrariato nel leggere di una nuova annualità con milioni di utili (pesantemente tassati), e non è certo sufficiente come compensazione l’ipotizzata distribuzione di dividendi. Con quei soldi avrei di gran lunga preferito vedere realizzato il biglietto unico metropolitano, aumentate le corse urbane ed extraurbane, ampliata l’area urbana almeno ai comuni della prima cintura bolognese, per fare solo tre esempi. Insomma, cara Tper, invece di utili da tassare sarebbe assai meglio che si riuscisse a offrire un servizio migliore.”
Non è stata un’eccezione. L’ho ripetuto più volte nel corso degli anni, di norma senza riscontro, in quel silenzio che spesso accompagna le osservazioni scomode e difficili da confutare.
Peraltro siamo reduci da un ulteriore aumento dei biglietti, ricordiamolo.
Sul mio sito restano comunque tracce ampie di questi tentativi di richiamare l’attenzione delle amministrazioni su una diversa impostazione del ruolo della partecipata TPER. E non lo scrivo nella convinzione che questa volta vada diversamente — figuriamoci — ma solo per una ragione di memoria: perché un domani, se mai si sostenesse che su questi temi nessuno abbia mai posto questioni, possa risultare evidente che non è così.

