Competenza e libertà di pensiero

Ho ricoperto incarichi importanti ma ho saputo dire anche dei no

Politico
Vengo eletto consigliere comunale a Bologna nel 1999 quando vince Guazzaloca. E’ singolare entrare in politica in coincidenza di una sconfitta per certi versi epocale, ma l’opposizione è anche un’esperienza formativa. Nel 2000 divento capogruppo dei Democratici dell’Asinello, successivamente segretario provinciale del partito, ruolo che mi viene confermato quando entriamo a far parte della Margherita ed al successivo congresso del 2003. Sui banchi del consiglio comunale costruiamo le premesse del programma e dell’alleanza per la sfida del 2004, da segretario giro e conosco non solo la città ma i sessanta comuni del nostro territorio provinciale, sono fra i protagonisti delle scelte in vista delle elezioni amministrative.

Nel 2004 lascio la segreteria della Margherita per diventare assessore con Cofferati, ma resto membro dell’assemblea nazionale e del coordinamento provinciale. Partecipo con passione al percorso di costituzione del Partito Democratico, voto Veltroni alle primarie del 2007, entro a far parte della prima assemblea nazionale del PD. All’ultimo congresso, sostengo la mozione Franceschini. Sono attualmente membro della Direzione Regionale del PD. Nei pochi mesi del mandato Delbono sono stato di nuovo consigliere comunale.

 

Amministratore
Nel 2004 divento assessore alla Sanità della Giunta del Sindaco Cofferati. Successivamente, sempre mantenendo la delega alla Salute, nel 2006 assumo anche la delega ad Informatica e Comunicazione, nel 2009 divento Vice Sindaco con delega a Salute e Servizi Sociali, Sistemi Informativi e Demografici. Su questo stesso sito c’è un’ampio resoconto di tutte le cose che ho portato avanti nei cinque anni di questo impegno amministrativo.

L’impegno da amministratore mi ha consentito di vedere da vicino i problemi concreti dei cittadini, ed il bisogno di guida che gli operatori dei servizi e i diversi soggetti presenti in città chiedono alla politica, spesso senza trovare adeguato riscontro. Sono cose che non mi hanno solo impegnato intellettualmente, ma mi hanno toccato il cuore. Anche e soprattutto per questo voglio una politica che si faccia carico del merito dei problemi e sia capace di guardare fuori dai suoi circuiti.

Il mandato della giunta Cofferati non gode fra tutti di grande popolarità, ed è innegabile che qualche problema di relazione con la città ci sia stato Ma, come spesso accade, ci sono luci ed ombre, meriti e lacune. La giunta di cui ho fatto parte ha scritto pagine importanti sul tema dei servizi socio-sanitari, dell’urbanistica ed altro ancora. Sulle mie deleghe leggetevi il mio resoconto, ascoltate gli operatori dei settori dove sono intervenuto, fatevi un’idea. Per parte mia, io ne vado fiero.

 

I miei no
Per le cose che ho descritto, non posso negare di fare parte del “gruppo dirigente” del PD. Ma, al contrario di molti miei colleghi che quasi sempre scelgono di cantare nel coro, io ho detto anche dei no. Intendiamoci, sono sempre stato leale nei confronti della città, del sindaco, del partito. Ma lealtà non equivale ad ubbidienza acritica. La mia faccia ce la metto solo se sono davvero convinto: ne ho una sola, non mi va di perderla. Anche se a volte questa mia libertà l’ho pagata a caro prezzo.

Nel 1999, ad esempio, anno della storica sconfitta, io sono stato uno degli sfidanti alle primarie di Silvia Bartolini, insieme a Maurizio Cevenini e Giorgio Celli. Ero un cittadino sconosciuto, supportato da un’associazione e da un po’ di amici, e quello è stato il mio ingresso in politica. “Con l’Ulivo ma per cambiare” ero il mio slogan di allora, cui sono sempre stato fedele e che resta attuale ancora oggi.

Nel 2003 ero segretario della Margherita. L’Ulivo aveva costruito con pazienza l’ipotesi di un’assemblea mista partiti – società civile per l’elezione del candidato sindaco. Quando si profilò la disponibilità di Sergio Cofferati un coro pressoché unanime ne chiese subito l’investitura, senza voto in assemblea.  In quel frangente quindi era molto impopolare  insistere per l’assemblea elettiva, che infatti fu annullata al termine di una tormentata riunione durata oltre 8 ore, con una sola astensione: la mia. Curiosamente, molti di coloro che ne pretesero l’acclamazione, negli anni successivi divennero accaniti oppositori del sindaco.

Naturalmente ci sono anche dei no che sarebbe troppo lungo raccontare e motivare. In generale, se sei in politica per cambiarla non puoi sempre accontentare tutti, altrimenti tutti parleranno bene di te ma non avrai cambiato proprio un bel niente, con tanti saluti al bene comune. Se invece vuoi cambiare, devi saper dire anche dei no, rassegnandoti a pagarne il prezzo. Così, quando trovate sui giornali qualcuno che si ostina a parlar male di me senza alcun motivo apparente e senza alcuna provocazione da parte mia, chiedetevi se c’è un perché. C’è, e il perché è che io ho detto dei no.

L’ultimo caso che cito è anche il più recente: alle primarie del 2008 era chiara l’indicazione preferenziale del gruppo dirigente per Flavio Delbono. Nonostante non fosse difficile per me capire che declinare quell’invito mi sarebbe costato un caro prezzo, io alle primarie del 2008 ho messo la mia faccia a sostegno di Virginio Merola. E dopo l’elezione a sindaco di Delbono, sono tornato a fare il semplice consigliere comunale.

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