Prevenzione e piani d'emergenza per evitare disservizi da neve

21 dicembre 2017 Ambiente, Tecnologia

La nevicata del 13 novembre scorso è stata un campanello d’allarme per l’erogazione dei servizi essenziali nelle zone montane. È vero che si è trattato di neve bagnata e pesante che ha appesantito alberi ancora pieni di foglie provocando numerose cadute, ma non possiamo considerare 40 cm di neve come un evento eccezionale. Tanto più che i cambiamenti climatici in atto comportano una maggior probabilità di eventi insoliti come questo. E’ quindi davvero preoccupante che vi siano state numerose interruzioni dei servizi (elettrico, telefonico, idrico, ferroviario) che in alcuni casi hanno richiesto anche giorni per il pieno ritorno alla normalità.

I disagi e i disservizi causati dalla nevicata del 13 novembre sono stati al centro di un’audizione tenutasi il 7 dicembre in commissione “Ambiente, Territorio e Mobilità”. Sono intervenuti i gestori dei servizi per spiegare come sono state gestite le situazioni di interruzione e le criticità nella nostra regione, e come mai i piani di prevenzione e gestione delle emergenze non abbiano fornito una risposta sufficiente. La causa che è stata indicata come principale motivo delle interruzioni è la caduta di alberi esterni alle fasce di rispetto ma così alti da cadere sulle linee, e peraltro sovente appartenenti a privati che avrebbero dovuto curarne la manutenzione. Ma l’entità delle interruzioni dimostra che occorre fare molto meglio sia in termini preventivi che di gestione dell’emergenza.

E’ chiaro che gli aspetti coinvolti sono molteplici. C’è un tema di regole su cui occorre interrogarsi (come le dimensioni delle fasce di rispetto, ad esempio). C’è un tema di monitoraggio e di prevenzione, che individui le competenze ma con la capacità di individuare le inadempienze prima che diano luogo a problemi. C’è l’importanza di condividere le informazioni per avere un controllo puntuale e capillare della rete. C’è la necessità di una comunicazione fluida tra gestori e amministratori locali, sindaci in primo luogo. C’è l’aspetto degli investimenti per migliorare la resilienza delle reti, e le possibili sinergie dei diversi gestori fra loro.

Per affrontare efficacemente tutti questi aspetti c’è un’esigenza che occorre affrontare, ed è quella di disporre degli strumenti tecnici per interagire in modo non subalterno (dal punto di vista delle conoscenze) coi gestori. In questo senso sta crescendo l’esigenza di definire non suolo luoghi di confronto, di esame dei piani di investimenti, di verifica dei lavori fatti, ma di accrescere le competenze tecniche a supporto delle istituzioni chiamate a interagire coi soggetti gestori. È un’esigenza concreta e specifica, ma ha anche una valenza generale su una lacuna purtroppo diffusa nel contesto italiano: occorre sempre distinguere le competenze di gestione da quelle di controllo.

Di questi temi abbiamo parlato anche in un’affollata assemblea pubblica a Monterenzio il 12 dicembre scorso. E oggi abbiamo approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a definire protocolli comuni coi gestori per lavorare su questi aspetti. Nel dispositivo, ho presentato un emendamento ulteriormente rafforzativo, firmato anche dai colleghi Piccinini (M5S) e Taruffi (SI), che dispone di “definire le modalità con cui dare continuità nel tempo ad una interlocuzione non subalterna coi gestori, all’interno dei protocolli previsti, individuando altresì le competenze necessarie ad una efficace azione di stimolo, verifica e controllo nei loro confronti, nonché la messa a punto degli interventi normativi che si rendessero necessari”.

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