Diritto alla casa, doveri della politica ed equivoci da superare

17 luglio 2017 Diritti e doveri, Riflessioni

Gli alloggi ERP (edilizia residenziale pubblica) di via Gandusio devono essere ristrutturati. Dopo un lavoro di preparazione che nei mesi scorsi ha visto il trasferimento in altri alloggi temporanei di più di 120 nuclei familiari, la mattina del 14 luglio sono stati liberati gli alloggi occupati abusivamente o occupati senza più titolo. Ora potranno avere luogo i lavori di riqualificazione, al termine dei quali negli alloggi ristrutturati entreranno nuovi assegnatari. Alcune brevi considerazioni a margine.

Dovere della politica è operare per dare risposte efficaci a tutti i cittadini e prima di tutto a chi è in condizione di bisogno. Per rendere concreto il diritto alla casa, l’ERP è uno strumento importante che fin dal dopoguerra è stato al centro delle politiche sociali del nostro territorio. Quindi bene che lo si faccia concretamente funzionare, come in questo caso.

Anche stavolta c’è chi contesta la logica del buon funzionamento delle istituzioni, e preferisce cavalcare la protesta e i bisogni promuovendo e difendendo occupazioni abusive e altre situazioni di illegalità. E provando ad additare come nemico chi opera per promuovere i diritti in un quadro di regole che valgono per tutti, a tutela dei più deboli. Quelle scritte, quel “PD=MERDE” sono lì a testimoniarlo.

Anche se in questo caso non tutte le sigle più o meno note si sono unite alla protesta – forse c’è chi distingue fra l’occupazione abusiva di un edificio privato e quella di uno stabile pubblico peraltro destinato all’edilizia popolare – è evidente che una scelta netta si impone. Da una parte chi intende operare per una maggiore giustizia in un quadro di regole e legalità, dall’altra chi soffia sul fuoco infrangendo le regole e creando peraltro condizioni ideali per accentuare lo scivolamento politico verso destra che è già purtroppo in atto in ampie fasce di elettorato.

La cosa che più mi impressiona in questo contesto è la confusione delle idee di chi si ammanta di buoni propositi ma non capisce (o non vuole capire) che le conseguenze che ne trae sono del tutto contraddittorie e controproducenti.

Perché le regole sono essenziali nell’aiutare chi ha bisogno: è la prima cosa che ti insegna chi opera sul campo seriamente, anche quando l’approccio è “semplicemente” caritativo. Perché se vuoi aiutare davvero non devi mettere al centro la tua personale sensibilità ma comprendere il contesto in cui ti muovi, l’importanza anche educativa dei messaggi che mandi attraverso il modo in cui operi, e devi capire che non si persegue una maggiore giustizia cercando di contrapporre ingiustizia ad ingiustizia.

Perché la carità personale ha un profilo diverso dalla giustizia che deve essere promossa dal servizio pubblico. A casa mia posso ospitare chi voglio, invitare a pranzo chi preferisco. Se gestisco la cosa pubblica, come le assegnazioni delle case popolari, non posso lasciarmi guidare dalla discrezionalità, ma da criteri trasparenti e verificabili: è molto diverso.

Perché lo sforzo per migliorare la gestione della cosa pubblica deve essere concreto e costante. Quindi se da un lato respingiamo con forza gli insulti e le strumentalizzazioni politiche, dall’altro non possiamo non interrogarci sul nostro operato, riconoscendo gli errori e cercando di migliorare con decisione dove è necessario.

Quindi credo sia doveroso un plauso all’amministrazione comunale, che sul tema della casa ha operato una svolta importante in questo inizio del nuovo mandato amministrativo, e che insieme ai nuovi vertici nominati in Acer sta operando per rendere più efficiente e più equo il funzionamento dell’edilizia residenziale pubblica. Oltre che a loro un grazie va alle altre istituzioni, alle forze dell’ordine e ai servizi sociali, che hanno collaborato per il superamento delle situazioni di illegalità dando risposte alle situazioni di bisogno.

Inoltre, come dicevo, riconosciamo gli errori e correggiamoli.

Siano essi remoti, come ad esempio politiche poco lungimiranti nel gestire le assegnazioni in passato che hanno favorito la nascita di ghetti, e bene ha fatto il presidente di quartiere Simone Borsari a dire che le nuove assegnazioni dopo la ristrutturazione dovranno garantire un “mix sociale equilibrato” e parlare della necessità, accanto alla riqualificazione fisica, di una “rigenerazione sociale”.

Siano essi recenti, come la gestione inadeguata di Acer durante il mandato che si è concluso a inizio 2017 di cui ho avuto occasione di parlare a più riprese con interrogazioni e dichiarazioni anche pubbliche, e sul quale incoraggio il nuovo presidente Alessandro Alberani a proseguire nella necessaria opera di rinnovamento, senza tentennamenti né mezze misure.


[La foto che documenta le scritte ingiuriose è tratta dal sito di Repubblica Bologna]

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