Ancora sull'interramento dell'ex Veneta

13 luglio 2017 Mobilità

Oggi sul Carlino si parla del mio post di ieri sull’interramento urbano della Bologna-Portomaggiore e del raddoppio della linea, nonché di alcune reazioni suscitate. L’avevo già scritto nel post che la mia insistenza sul raddoppio del binario avrebbe suscitato reazioni tese a farmi passare come nemico dell’interramento, e infatti è andata così.

Su questo vorrei davvero rassicurare Loretta Bittini e tutti gli abitanti della zona, giustamente spazientiti dal ritardo pluriennale nel mantenere la promessa di togliere i passaggi a livello: anch’io mi batto perché l’interramento avvenga, solo vorrei che fosse fatto nel modo migliore così da non sommare una cosa buona (l’interramento) ad una cattiva (la preclusione al raddoppio della linea in quel tratto). E non dipende certo da me se gli anni stanno continuando a passare senza che partano i lavori. Mentre vorrei capire – e se mi aiutate a comprenderlo vi sono grato – da chi dipende il fatto che pervicacemente da anni a chiunque chieda di rendere compatibile l’interramento col raddoppio si risponda che non è possibile oppure che è troppo tardi perché ormai bisogna partire subito coi lavori e non c’è tempo per rivedere il progetto.

Il fatto che il raddoppio sia impossibile è smentito dalla risposta dell’assessore Donini che anzi stima con una certa precisione il maggiore costo. Cito testualmente: “Maggiori costi stimati: 8,4 milioni di euro (senza fermata di via Libia) ampliando le infrastrutture del progetto attuale. I costi salgono a 15 milioni considerando il raddoppio dell’intera tratta Zanolini-Roveri (quindi da stazione a stazione) per dare funzionalità operativa all’esercizio. A tale somma vanno aggiunti i costi dell’impiantistica ferroviaria per l’allestimento del secondo binario, stimabili in 4 milioni di euro.”. Questa è la stima che l’assessorato regionale fa in relazione ad un progetto che preveda interramento e contestuale raddoppio del tratto di cui stiamo parlando. Dunque è possibile.

Quanto al fatto che sia troppo tardi per pensarci, supponiamo per un attimo che il cantiere apra domani: vogliamo almeno riconoscere che ci sarebbe stato il tempo negli anni passati (finora inutilmente) per mettere a punto un progetto alternativo? Almeno questo lo si riconosca. A me la risposta “purtroppo è troppo tardi, perché a brevissimo partiamo coi lavori per non perdere i fondi” la diedero, come ho già ricordato, ai primi di giugno del 2012. Sono passati cinque anni da allora, i lavori non sono partiti e la risposta continua ad essere quella.

Ma i lavori stanno per partire? E qui vengo alla risposta che mi ha dato ieri il capogruppo in Comune a Bologna del mio partito, Claudio Mazzanti. La parte della sua risposta polemica e insultante è ripresa sul giornale, ma a quella parte non intendo rispondere. La parte di merito invece la copio qui da come l’ha riportata ieri l’agenzia Dire. Dice Mazzanti: quanto al merito “Paruolo non dice che se salta il finanziamento della Veneta potrebbero saltare interventi per 280 milioni di euro. Per correggere il tiro ora e’ obbligatorio spendere una barca di soldi, ma soprattutto devi tornare al Cipe e cambiare un’altra volta tutta la progettazione. Ormai siamo ad un punto tale che tornare indietro vuole dire che si rischia di fare saltare tutto il blocco dei finanziamenti Pimbo, quindi tutto l’Sfm, come ha detto chiaramente l’assessore Donini durante un’audizione in Comune.”

Ora, le cose non stanno così, e Mazzanti avrebbe potuto utilmente leggere la risposta di Donini alla mia interrogazione, che a un certo punto dice (cito sempre testualmente) che il progetto “rientra nell’ambito degli interventi del Progetto Integrato della Mobilità Bolognese denominato PIMBO attualmente in fase di presentazione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ai fini dell’approvazione conclusiva da parte del CIPE e della relativa assegnazione delle risorse statali per la sua realizzazione”.

Dunque Mazzanti è convinto che il progetto sia già stato approvato dal Cipe e che l’eventualità di dover ripassare dal Cipe sarebbe una sciagura per l’allungamento dei tempi. Quindi Mazzanti ignora che il progetto deve ancora essere presentato e valutato dal Cipe, in quanto la richiesta di finanziamento relativa al progetto PIMBO (sono circa 240 milioni di euro e non 280 come detto da Mazzanti) che era effettivamente stata approvata dal Cipe a maggio 2016 (ma non conteneva il progetto di interramento) è stata bocciata dalla Corte dei Conti nell’ottobre 2016 (si veda la delibera).

La richiesta su Pimbo è stata bocciata dalla Corte dei Conti perché comprendeva materiale rotabile (ossia treni) mentre i fondi statali sono relativi a infrastrutture, quindi se ho ben compreso la Regione coi soldi che erano stati accantonati per l’interramento ci ha comprato i treni e a questo punto nella prossima richiesta al Cipe di ripresentazione di Pimbo invece dei treni (spesa non ammissibile) ci sarà appunto l’interramento. Ma è ancora tutto da fare, e mi risulta che la presentazione della richiesta al Cipe non partirà prima dell’autunno.

Quindi purtroppo non credo che i lavori potranno partire domattina. Come scrive Donini nella risposta “i tempi di attuazione ricadono ora – a fronte delle variazioni apportate al progetto PIMBO – nelle relative procedure di approvazione e finanziamento”.

Mi spiace quindi constatare che il capogruppo in Comune sia assai male informato, così che della sua risposta di ieri rimangano solo i toni sopra le righe, perché nel merito le cose stanno diversamente. E mi spiace per i cittadini della zona, che dovranno verosimilmente aspettare ancora un po’ prima di vedere l’inizio effettivo dei lavori (e non certo per colpa delle osservazioni mie e di altri che hanno a cuore il merito del problema).

Ma allora perché non cogliere questa occasione per provare presentare un progetto migliore dell’attuale? Continuo a pensare che sia il momento giusto per farlo. E continuo a pensare che occuparsi di problemi concreti sia la missione, naturalmente nella opportuna distinzione dei ruoli, sia dell’amministrazione che dei partiti, se vogliamo che la politica possa tornare a scriversi con la P maiuscola.

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