Un passo indietro nella cultura del rapporto con gli animali

20 gennaio 2014 Animali, Costume

Foto Flickr di Max RoeleveldLa decisione del TAR dell’Emilia-Romagna contro l’ordinanza del Comune di Bologna che vieta i circhi con animali sul territorio comunale è una cattiva notizia, un passo indietro di cui non si sentiva la mancanza. Non conosco i dettagli della decisione del tribunale e quindi non mi permetto di commentarla sul piano tecnico – ma se è vero che nella sentenza si parla di fumus mi chiedo davvero di che cosa si stia parlando – ma sul piano culturale, sociale e politico ci sono vari motivi per dissentire.

La nostra società è preda di tensioni sempre più forti e di derive non sempre ragionevoli. Forse a causa dell’incapacità di risolvere i problemi più veri, profondi e seri, stanno conquistando spazi battaglie sui più vari argomenti – alcuni importanti, altri meno – con conflitti sociali ed ideali che a volte raggiungono punte di autentica irragionevolezza. Occorre riconoscere che questo accade anche e soprattutto quando manca la capacità della politica di accompagnare e in qualche misura guidare le trasformazioni. Se fallisce il riformismo, l’alternativa è fra la conservazione più bieca e la rivoluzione più estrema: allora entrano in campo i talebani di un verso e dell’alto e si rischia seriamente di farsi del male.

Se quest’osservazione vale in generale, come recentemente sostenevo anche su altri argomenti, vale anche sul tema del rapporto con gli animali. Da tempo cresce nella società un’esigenza anzitutto culturale di ridefinire i rapporti fra uomini e animali, o – come direbbero gli animalisti – fra umani e non umani. E’ un’esigenza che io considero largamente fondata, ma che al tempo stesso può raggiungere punte difficilmente sostenibili: per capirci, non mi pare che la società sia pronta nel suo complesso ad abbracciare una dieta vegetariana o vegana, nè credo che sarebbe giusto farlo.

Non è una buona idea lasciare il monopolio dell’argomento agli estremi opposti: un classico ad esempio è animalisti contro cacciatori; oppure mangiatori di salsicce contro vegetariani; amanti di cani e gatti contro allergici agli animali, e così via. Una politica all’altezza deve invece avere una visione anche in questo campo, dimostrare che un riformismo vero è in grado di guidare un cambiamento possibile.

Ecco quindi che avere un animale non può essere un capriccio ma comporta doveri nei suoi confronti e nei confronti della collettività (le campagne contro l’abbandono, per la raccolta delle deiezioni, gli standard per la custodia e così via); si può pensare di allevare animali a scopo alimentare ma occorre farlo rispettandone l’etologia, mentre ormai non ha più senso allevare animali per lo sfruttamento della pelliccia; occorre distinguere fra animale detenuto a fini produttivi o alimentari e animale d’affezione, quello con cui c’è una relazione; serve una piena regolamentazione della sperimentazione farmaceutico-sanitaria su animali per evitare sofferenze inutili e al tempo stesso per non perdere terreno sulla ricerca nel campo della salute; sono alcuni esempi di scelte concrete in cui abbiamo fatto passi avanti, che vanno difesi.

E’ questo lo spirito con cui fra il 2008 e il 2009 abbiamo ridefinito il tema del rapporto con gli animali nel Comune di Bologna, giungendo al varo del Regolamento di tutela della fauna urbana. Un modo concreto per dimostrare che è possibile operare dei cambiamenti e ridefinire la relazione con gli animali, cominciando dalle scelte concretamente più praticabili, ossia quelle in cui non ci sono in gioco beni primari come l’alimentazione o la salute umana. La scelta a favore dei circhi senza animali rientra in questo percorso: è possibile divertirsi al circo anche senza sfruttare in questo settore del divertimento animali la cui etologia dice tutt’altro. E’ una scelta in positivo, che una comunità ha tutto il diritto – e anche il dovere, a mio parere – di fare.

Lo stop imposto dal TAR va nella direzione sbagliata: sia quindi un’occasione per riflettere e per comprendere come non possiamo restare prigionieri di una stagnazione infinita che ogni volta ci riporta indietro. Servono risposte di più ampio respiro, e forse anche di questo tema dovremo occuparci in Regione. Comprendo l’esultanza dell’ente circhi ma non la condivido e vorrei che fosse chiaro il messaggio che abbiamo mandato anni fa da Bologna e che ora occorre ribadire: non siamo contro il circo, ma chiediamo ai circhi di superare il vecchio schema che si fonda sullo sfruttamento degli animali appartenenti alle specie selvatiche ed esotiche. Da qui vogliamo ripartire, per andare avanti e non per tornare indietro.

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