Il merito oppure il declino

29 dicembre 2013 Riflessioni

ilvalitpostelMentre stiamo per archiviare il 2013 e la pausa natalizia ci regala anche un respiro per riflettere, il mio pensiero in vista del 2014 va al merito, parola spesso abusata o dimenticata. Merito significa merito delle persone, dunque capacità di valutare competenze ed attitudini, ma anche e soprattutto merito delle questioni, vale a dire essere in grado di andare alla sostanza dei problemi senza fermarsi a livello superficiale.

Se peschiamo fra le notizie di questi giorni, troviamo gli insulti via rete all’universitaria bolognese affetta da malattie rare che ha espresso parole di apprezzamento per la ricerca medica che si avvale di sperimentazioni sugli animali. Insulti ed auguri di morte da condannare, ma non è un bel segno nemmeno che il dibattito sia polarizzato sugli insulti e sulle posizioni estreme, e non (come sarebbe invece opportuno) sui confini che è opportuno definire per le sperimentazioni che si avvalgano di animali. Inoltre troviamo gli aggiornamenti sul metodo Stamina, dove da un lato escono notizie che ne proverebbero l’assoluta inutilità e dall’altro si risponde con l’assoluta certezza che sia una cura risolutiva, gli insulti in questo caso se li beccano i giornalisti. Ma anche qui il lettore capisce solo che ci sono opinioni fieramente contrapposte, senza punti di riferimento né terreno di confronto.

In entrambi gli esempi il dibattito dovrebbe in primis riguardare la comunità scientifica, chiamata a fornire elementi di giudizio ai decisori politici e alla comunità civile. Invece assistiamo ad una degenerazione, il confronto irrisolto diventa conflitto che dilaga sui media e fra le persone, diventa una guerra senza esclusione di colpi che di scientifico non conserva più nemmeno l’apparenza. Così si arriva a minacce ed insulti fra contendenti tutti convinti di essere “dalla parte della verità”, dando la sensazione che possa prevalere solo chi urla più forte o fa maggiori proseliti, con tanti saluti al merito delle questioni.

Casi isolati? Macché! Non possiamo dimenticarci altri casi controversi nel campo della medicina, oppure le polemiche sull’elettrosmog supportate da scienziati che ancora paiono divisi fra chi lancia allarmi anche su cose probabilmente innocue e chi invece considera innocue anche cose che è molto improbabile che lo siano. Casi diversi, ma accomunati dall’incapacità di imbastire un confronto capace di raggiungere conclusioni almeno minimamente condivise. Gli esempi purtroppo sono tantissimi.

Continuiamo così a vivere in un Paese in cui polemiche a volte risibili diventano casi nazionali, mentre restano sottotraccia clamorose enormità. C’è un evidente eccesso di reazione per questioni che non lo meritano e d’altra parte un fatalismo diffuso per cose su cui invece dovremmo effettivamente mobilitarci. In questo modo si continua ad ignorare il dramma dei rifiuti tossici e nocivi seppelliti fuori da ogni controllo (in Campania, ma non solo). Si intende far entrare Poste Italiane nel capitale di Alitalia – l’ennesima enorme fesseria in quella assurda vicenda – e tutto quel che succede è qualche battuta acida da parte di utenti arrabbiati per la coda negli uffici postale. Vicende come l’Ilva, Alitalia, Telecom Italia sono costellate di errori enormi in cui si sarebbe dovuto procedere a rottamazioni immediate dei politici responsabili, ma in Italia evidentemente la gravità dipende dal clamore apparente e non dalla sostanza.

Non accade solo nei casi di rilevanza nazionale, ma anche nelle vicende minori. Siamo purtroppo spesso testimoni dell’uso strumentale delle informazioni, della trasformazione di pagliuzze in travi e viceversa, della cialtroneria diffusa di chi prima prende impegni e poi ritratta senza neanche sentire bisogno di dare spiegazioni. Assistiamo a discussioni che non possono essere fatte perché sono premature, ma improvvisamente non si possono più fare perché ormai è troppo tardi per farle (sottotitolo: l’attimo fuggente).  Ascoltiamo la declinazione di criteri che cambiano ogni volta in funzione del risultato che si vuole ottenere, con parametri e variabili che si scambiano di posto a seconda delle convenienze.

Se denunciamo il rischio di declino, o anche peggio, dobbiamo anzitutto riconoscere l’enorme “emergenza merito” e metterla al centro dei nostri propositi per il 2014. Sapendo che non sarà semplice, perché quando vai sul merito delle questioni non ti fai sempre degli amici, anzi. Io ne so qualcosa, da ultimo, per esempio, sul Passante Nord. Ma se vogliamo #cambiareverso è proprio dal merito che dobbiamo (ri)cominciare.

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