Quale svolta per il cittadino con l'informatica in sanità

1 settembre 2010 Sanità, Servizi sociali, Tecnologia

[Sintesi del mio intervento al dibattito che si è tenuto il 31 agosto 2010 alla Festa dell’Unità di Bologna]

Il rischio corrente è che si parli di sanità sui giornali solo in termini autocelebrativi quando c’è qualche inaugurazione oppure catastrofistici sull’onda di qualche episodio negativo. E che il dibattito sia circoscritto solo ad esperti ed iniziati, inevitabilmente protesi ad evidenziare i propri diversi ruoli. Ma ai cittadini che si rivolgono al sistema sanitario interessa molto la qualità delle risposte e poco quali siano le aziende o le istituzioni con cui si devono rapportare. Se vogliamo dare un contributo vero, dobbiamo quindi preoccuparci del sistema nel suo insieme, riconoscendo da un lato i grandi risultati di un passato anche recente su cui basiamo l’eccellenza del nostro sistema sanitario ma senza rinunciare a discutere con spirito critico della situazione presente e delle prospettive su cui costruire il futuro.

L’informatica può dare un contributo importante alla sanità, e deve farlo anzitutto a livello di comprensione, e per questo un grosso sforzo di semplificazione va fatto. Ad esempio, da un lato si investono milioni sulla riduzione delle liste d’attesa e dall’altro ci sono attese di mesi per determinate prestazioni: dove sta la verità? Occorre fornire indicatori quantitativi che siano semplici e fruibili per capire dove sono stati spesi i soldi e quali situazioni hanno migliorato, e che mostrino un quadro comprensibile della situazione e di come si va evolvendo.

L’informatica deve poi essere presente in modo avanzato ma non invadente o sostitutivo delle relazioni sociali. L’invecchiamento della popolazione non può essere certo risolto col potenziamento delle residenze sanitarie assistite, e al contrario serve uno sforzo straordinario per sostenere le persone anziane presso il loro domicilio. Ma se è chiaro che l’e-care sia la chiave del futuro, io dico che dobbiamo privilegiare un approccio a rete, col coinvolgimento dei corpi del volontariato e dell’associazionismo, ed una tecnologia di connessione che tenga insieme comunicazione e telemedicina, come abbiamo cominciato a fare con successo con il progetto Oldes. Progetto che la giunta Delbono ha purtroppo trascurato, e che sarebbe invece il caso di rilanciare con forza come paradigma su cui sviluppare le sfide che abbiamo di fronte. Sfida che a Bologna città, ricordiamolo, consiste nel sostenere presso le loro abitazioni 30 mila grandi anziani.

Un altro esempio in cui dobbiamo dimostrare coi fatti che si privilegia l’ottica di insieme e non di ogni singola componente del sistema sanitario è la sfida del portale della salute www.salute.bologna.it. Lanciato più di un anno fa, ma su cui occorre investire con rinnovata determinazione. Il cittadino vuole risposte dal sistema, e gli importa poco da che azienda dipenda uno o l’altro ospedale. E’ la logica di fondo che ha portato alla creazione di un centro unico di prenotazione, ed è la logica su cui deve crescere l’intero sistema informativo.

La messa in rete dei medici di famiglia e la disponibilità di un fascicolo sanitario elettronico personalizzato per ogni cittadino sono tasselli fondamentali del futuro che vogliamo costruire. Un futuro che non dovrà limitarsi solo a fornire al cittadino la propria storia socio-sanitaria, ma in cui la fruibilità dei dati riferiti ad ogni cittadino ci mettano nelle condizioni di andare incontro al cittadino con una proposta di prevenzione personalizzata. Ecco dunque che al di là degli screening di massa attualmente attivi, potranno esserci molti e diversi percorsi di prevenzione rivolti in modo mirato a segmenti di popolazione sulla base della disponibilità dei dati personalizzati. Questo è il futuro a cui dobbiamo avere il coraggio di mirare da subito.

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