Bologna #cambiaverso (mozioni ed emozioni)

14 dicembre 2013 Partito Democratico, Riflessioni

ConRenziIl 64,5% ottenuto da Matteo Renzi a Bologna è un risultato straordinario, al punto che dirlo pare quasi ordinario. E’ un risultato che vale anche più del 67,5% ottenuto su scala nazionale e di tante percentuali ottenute altrove e praticamente ovunque. Perché? Perché Bologna è Bologna.

Venti giorni prima fra gli iscritti Matteo Renzi aveva ottenuto il 35% (contro un 45,5% nazionale). Un risultato molto buono se solo si conoscesse il partito bolognese e si considerasse il punto di partenza, come avevo provato a spiegare a chi per mancanza di conoscenza o per propria convenienza parlava di un risultato bolognese scarso. Era invece un dato che faceva ben sperare per le primarie, come spiegavo ad interlocutori che scuotevano la testa e mi rispondevano che era impossibile che a Bologna Renzi potesse mai vincere. Ora che fra gli elettori abbiamo ottenuto 30 punti percentuali in più che fra gli iscritti, vincendo praticamente ovunque con percentuali che vanno dal 58% di Bologna città all’85% di Castiglione dei Pepoli, si saranno convinti? Speriamo.

Bologna #cambiaverso dunque, o per meglio dire anche a Bologna gli elettori vogliono che il PD cambi verso. Un desiderio chiaro e forte che ci deve accompagnare nell’azione, perché ora siamo chiamati a riuscirci davvero. Come ha detto Matteo “il bello deve ancora venire”: a lui tocca farlo a livello nazionale, a noi qui a livello locale.

La specificità di Bologna è raccontata dai numeri di questo congresso: oltre quelli già citati del largo consenso a Renzi, c’è il 52% fra gli iscritti della mozione Cuperlo contro il 18,6% fra gli elettori, e il 16,8% di Civati (11,9% fra gli iscritti). In città il divario è ancora più forte: 3 iscritti su 5 ma solo 1 elettore su 5 per Cuperlo, perché fra gli elettori 3 su 5 hanno votato Renzi.  Numeri che raccontano di una situazione complicata dalla distanza fra iscritti ed elettori e con un congresso provinciale appena concluso basato solo sugli iscritti. Una fotografia mossa, perché la situazione è in movimento: se confrontiamo i risultati delle primarie dell’anno scorso con quelle di quest’anno, si coglie un cambiamento di cui un po’ tutti avevano colto il segno ma pochi o nessuno la portata.

Prima di rimboccarci le maniche e provare a incardinare il #cambiaverso nella concretezza delle politiche e delle scelte (sono soprattutto quelle che interessano agli elettori che sono venuti a votare alle primarie) vorrei fare un respiro (avete presente un respiro profondo immerso nella nebbia di queste notti qua nella bassa?), chiudere gli occhi e fissare nella memoria i volti, le storie, gli incontri, le mozioni & le emozioni di questa campagna congressuale.

Chiudo gli occhi allora e vedo le persone che ho incontrato a Marzabotto, Zola Predosa, Castel Maggiore, Crevalcore, Budrio, Malalbergo, Castiglione dei Pepoli, Bentivoglio, San Lazzaro, Argelato, Galliera, Sasso Marconi,  Granarolo,  Casalecchio, Castenaso, Medicina, Vergato e a Bologna nei circoli Mazzini, Galvani, Colli, Bolognina, Pontevecchio, San Vitale (Imbeni),  San Donato, Murri, Trentin Ghandi (Navile), e nei luoghi che in questo momento mi stanno sfuggendo. Penso ai sostenitori di Renzi entusiasti e a quelli pensosi, a quelli “cuor di leone” e a quelli “lo dico a te ma non dirlo in giro”, a quelli nel PD da sempre e quelli nel PD da ieri. Penso ai tanti giovani che si sono attivati e all’opportunità di valorizzarli ma anche al dovere di aiutarli a crescere senza che si brucino. Penso all’amalgama fra falchi e colombe e fra renziani delle varie ore, penso alla rete che abbiamo messo in piedi che certo non deve essere una corrente come le altre ma che non ci sogniamo di smantellare, ed anzi al tanto lavoro ancora da fare. Ho negli occhi le persone impegnate sul territorio, nei circoli e nei comitati, quelli che hanno fatto il lavoro di coordinamento, l’individuazione dei presentatori della mozione nei circoli e i ragazzi al circolo Murri, poi dopo le convenzioni tutti allo “svoltone” a fianco alla Torinese con uno bel manipolo di giovani, i banchetti e i volantinaggi. E in mezzo le assemblee di zona, il coraggio di metterci la faccia anche sapendo di perdere e poi a raccontarsela in quel bar di Budrio. Vedo il film dell’evento principale della nostra campagna: la lucida follia di prenotare l’Unipol Arena, il lavoro di ideazione e di messa in fila delle cose da fare, le persone che  si sono sobbarcate l’organizzazione, i 120 volontari che hanno lavorato fianco a fianco (“ma quello che era con me a convogliare le auto nel parcheggio è lo stesso che ricordo assessore regionale?”) in modo splendido; e poi la platea dei 3000 che hanno accolto Matteo Renzi, la preoccupazione di non raccogliere abbastanza fondi per rientrare delle spese, la foto di Matteo coi volontari e la Silvana che contava anche le monetine da 2 centesimi. Poi precipitiamo verso l’8 dicembre, i 300 e passa rappresentanti nei seggi, i tanti tavolini del sabato (più di Firenze e più di tutti), e finalmente arrivano le primarie: c’è un sacco di gente nei seggi,  buon segno ma “non dire gatto se non l’hai nel sacco” come sentenzia trapattonianamente Giuliana. I primi seggi scrutinati sono ottimi ma non si sa mai, il primo di Bologna è in Corticella ed è già un segnale importante, arriva San Donato centro e capiamo che sta succedendo qualcosa di grosso, poi  è chiaro che è una valanga: gatto! gatto! gatto! Vorrei citarli ed abbracciarli tutti uno per uno ma è impossibile, fra loro gli amici di tante battaglie e persone che ho incontrato per la prima volta, ogni singolo volontario incontrato in giro per la provincia con la macchina piena di volantini…

Non basta, perché non ci sono solo i sostenitori di Renzi nella parte emozionale consegnata alla memoria. Ci sono anche i sostenitori di Cuperlo di cui ho in parte già raccontato a proposito delle convenzioni di circolo, il compagno di San Donato che è venuto alla nostra riunione per provare a convincerci, il coordinatore di una mozione Cuperlo locale che alla fine di un dibattito è venuto a ringraziarmi perché avevo usato i toni giusti, i sostenitori di Civati con cui si è creata una complicità perché l’importante è cambiare questo partito, tanti altri volti e tutto un popolo di militanti e volontari, fra cui anche tanti che pur non avendo votato Renzi ora possiamo convincere di avere un buon segretario e insieme ai quali dobbiamo rimboccarci le maniche: c’è il PD insomma, e c’è Bologna. Quindi confronto anche serrato sulle scelte, con coraggio e senza retropensieri ma anche con rispetto reciproco, lo abbiamo dimostrato e continueremo a farlo, poi tutti insieme a lavorare per il bene comune.

Avanti quindi, senza troppo curarci dei commentatori interessati a ricondurci nell’alveo dei loro schemi prefissati. Quelli che prima hanno provato a dire che il 35% era poco per colpa nostra e dopo che col 65% avremmo dovuto impugnare le clave, senza rendersi conto che quei risultati sono anche frutto di una linea che non era la loro. In questa città ammalata di consociativismo il fatto che a noi piacciano le parole crociate a schema libero non conforta chi preferisce gli schemi di sempre, il tutto cambi perché nulla cambi. Ma noi non vogliamo finire nel pantano, la partita di Matteo Renzi è anche la nostra partita, e questa partita vogliamo giocarcela fino in fondo: per l’Italia, per Bologna.

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