Basta cani alla catena e una piccola riflessione

10 aprile 2013 Animali, Costume

Nei giorni scorsi l’Assemblea Legislativa ha varato una nuova legge sul benessere animale, che prescrive le condizioni in cui devono essere tenuti gli animali, la possibilità di entrare negli ospedali, ma soprattutto – prima norma del genere in Italia – stabilisce che un cane non può essere tenuto abitualmente alla catena.

ZoeLa norma è stata accolta con grande soddisfazione dalle associazioni per la difesa degli animali (si legga ad esempio qui e qui) e sono convinto che si tratti di un passo in avanti positivo, sia sul piano culturale che pratico, effettuato con coraggio ma anche con equilibrio.

Il fatto che la sollecitazione sia venuta da un animalista che ha fatto uno sciopero della fame per chiedere che venisse abolita la possibilità di tenere i cani alla catena, credo che non possa essere sottaciuto e anzi deve essere occasione per una riflessione. A questo proposito vi propongo alcuni estratti del mio intervento in aula nell’occasione dell’approvazione della legge in questione.

Attraverso questa decisione dimostriamo di riuscire a interpretare e guidare un miglioramento culturale sulla relazione tra persone e animali. Personalmente sono stato impegnato molti anni su questi temi e ho avuto modo di rendermi conto che quella che non è vero che sia un tema di nicchia che riguarda solo poche persone. È evidente che ci possono essere delle tentazioni, anche estreme, su questi temi ma credo che la risposta migliore sia di prenderli sul serio e cercare di dare delle risposte concrete che non siano né voli pindarici né soluzioni al ribasso

La riflessione che abbiamo svolto in questo caso riguarda la contenzione alla catena dei cani e il principio che questa legge afferma è che non possa essere la modalità con cui gli animali vengono tenuti abitualmente. Ci sono poi tutta una serie di accorgimenti, dal provvedere ai box alla modalità con cui rapportarsi all’animale, dall’attenzione alla quantità e alla qualità del cibo al rifornimento costante dell’acqua, e sono aspetti che potranno essere ulteriormente dettagliati in sede di regolamento. Credo che sia un punto importante di avanzamento, in modo equilibrato e attento.

A valle di queste considerazioni positive vorrei fare una riflessione rispetto a uno dei motivi per i quali quest’Aula ha preso in considerazione questa legge e cioè il fatto che ci sia stata una persona che ha svolto uno sciopero della fame su questo argomento. Lo dico con grande rispetto per quelle che sono le motivazioni intime delle persone, però credo che sia doveroso svolgere una riflessione. Tocca farla noi politici rispetto all’importanza di avere antenne attente e la capacità di intercettare i problemi per tempo; devono farla i media che dovrebbero concedere visibilità alle problematiche sentite all’interno della società senza attendere gesti estremi; e credo però debbano farla anche le persone che si battono per i diritti degli animali perché – lo dico con grande pacatezza – non ritengo che sia davvero appropriato arrivare ad uno sciopero della fame su un tema come questo. Tema che è importante, ma che non dovrebbe secondo me richiedere di arrivare a forme così estreme di lotta. E non penso che debbano essere queste le modalità con cui deve essere sollecitata la politica.

Nella mia esperienza, soprattutto negli anni in cui sono stato Assessore con delega anche agli animali nel Comune di Bologna, ho conosciuto un mondo ricco di persone che vengono definite “animaliste”, e insieme abbiamo affrontato diversi temi: quello del canile, un regolamento sulla fauna urbana che tuttora credo sia all’avanguardia e per cui il Comune di Bologna viene preso come riferimento. Ci siamo arrivati anche con un dibattito acceso e con modalità di interlocuzione parecchio frizzanti, però senza mai arrivare agli estremi – quali lo sciopero della fame – che secondo me dovrebbero essere riservati soltanto a questioni di rilevanza comparabile a quella dello strumento di lotta in questione.

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