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Addio, Maurizio

23 Maggio 2012 Memoria

Conobbi Maurizio Cevenini alle primarie del 1999. Ho letto in questi giorni che gli era stato chiesto di farle come comprimario ma non è vero: Maurizio provò a vincere anche quelle. Lo dico perché penso che in questa sua convinzione un po’ naif, di potersela giocare anche se era evidente la sproporzione delle possibilità, ci fosse già la radice del suo personaggio ed uno dei motivi per cui risultava simpatico, soprattutto alle persone semplici. Maurizio era intimamente convinto che facendo le cose per bene, contattando una persona dopo l’altra, si potesse arrivare lontano. Se allora faceva sorridere, dodici anni dopo lo ha dimostrato: stando con il suo stile in mezzo alla gente è arrivato a battere tutti i record di preferenze personali. Inoltre Maurizio non prendeva sul serio solo se stesso, ma anche gli altri. Io ero allora uno sconosciuto, candidato senza sponsor politici e con l’establishment che mi osservava con un misto di sospetto e di scetticismo. Maurizio invece mi prese sul serio da subito, come faceva con tutti.
Gli anni passati insieme in Consiglio Comunale durante il mandato Guazzaloca furono importanti e formativi: fare opposizione ti insegna ad essere umile e a lavorare in vista di un obiettivo distante, e questo a Maurizio veniva naturale. Meno congeniale gli era la conflittualità, per cui dava il meglio nel ruolo di mediazione da vicepresidente del Consiglio. Proprio il tema dei contrasti in politica è stato al centro di diverse chiacchierate fra lui e me. Io lo spronavo a prendere posizioni più nette, anche a costo di dare dei dispiaceri a qualcuno, ma lui di solito si sottraeva perché non voleva rischiare di essere divisivo. In questa sua ricerca dell’ecumenismo c’era l’altra radice profonda del fenomeno Cevenini, la sua grande forza unitiva e al tempo stesso forse un elemento della sua fragilità.
Negli anni successivi abbiamo continuato a vederci e a condividere snodi importanti della storia politica di questa città. Lui Presidente del Consiglio in Provincia e io Assessore in Comune, poi lui Presidente del Consiglio Comunale e io semplice Consigliere, le campagne elettorali… in quella delle regionali eravamo entrambi candidati e volevamo organizzare una partita di calcetto all’Arci Benassi, lui capitano di una squadra e io dell’altra, per dimostrare a tutti che pur se concorrenti ci volevamo bene, poi purtroppo non si trovò una data utile. Dopo le regionali io sono tornato alla vita civile e al mio lavoro, e ci sono tornato per davvero, interpretando il distacco dalla politica come un periodo in cui staccare e riflettere, e dunque ci siamo sentiti più di rado. Ma quando ci incontravamo era sempre bello fare due chiacchiere, ascoltare i suoi pensieri, e per questo il rammarico di sua figlia Federica quando dice «Ti chiedo scusa, papà, per non essere stata capace di capire quanto eri triste, e quanto ti sentissi solo» è – con rispettosa proporzione – il rammarico di ognuno di noi.
Maurizio era ambasciatore della bolognesità nella politica ed ambasciatore della politica fra i cittadini, portavoce della gentilezza e della leggerezza in un mondo spesso duro e serioso, il suo ricordo rimarrà nel nostro cuore. Non riusciremo a sostituirlo, ma possiamo imparare da lui a rendere migliore la politica e la vita della nostra comunità.
Oggi che divento Consigliere regionale, dico che mi sarebbe tanto piaciuto esserlo insieme a lui, colleghi come tante altre volte, compagni di squadra come nelle partite di calcio fra consiglieri, e invece siamo qui a piangere la sua scomparsa. Addio, Maurizio.


Maurizio ed io in alcuni fotogrammi tratti da questo bel video.
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