Kit antidroga, buon senso e polemiche

1 Giugno 2007 Prevenzione sanitaria

Nelle settimane scorse il Comune di Milano ha annunciato una distribuzione a tappeto di un kit antidroga alle famiglie, in modo che i genitori possano scoprire se i propri figli fanno uso di sostanze stupefacenti. In Consiglio Comunale a Bologna, venti giorni fa, mi hanno chiesto se il Comune di Bologna intendesse seguire l’esempio di Milano.

L’11 maggio scorso ho risposto che il Comune di Bologna, insieme all’AUSL, ha “attivi spazi di supporto alle famiglie che manifestano la necessità di essere supportate nell’affrontare questa problematica sia dal punto di vista del genitore, sia a sostegno dell’adolescente. Lo spirito di lavoro passa attraverso la responsabilizzazione dei vari adulti di riferimento: genitori, insegnanti, altri educatori adulti, operatori socio-sanitari“, e che “l’Amministrazione comunale non intende avviare la sperimentazione del kit antidroga per le famiglie nei termini previsti dall’annunciata iniziava del Comune di Milano” e che “con questo io non intendo affermare che escludo per il futuro qualsiasi possibilità di utilizzo del kit“, ma che, qualora decidessimo di usarlo, “questo utilizzo avverrebbe nel quadro delle iniziative e dell’approccio metodologico che ho appena descritto“. Scusate tutto il virgolettato, ma ho voluto usare le parole esatte che sono riportate al verbale stenografico del Consiglio Comunale. La cosa non destò particolare scalpore.

Ieri, raggiunto dal Corriere della Sera, ho ripetuto quei concetti, confermando che è in corso un approfondimento per capire se dotare di questi kit i servizi. Quindi è possibile che questi kit vengano forniti agli operatori, che poi potrebbero usarli, anche fornendoli alle famiglie, nel quadro del rapporto consultoriale che ho descritto. Spero sia chiaro: non come Milano, che vuole distribuirli a tappeto, ma nemmeno chiudendoci a priori una possibilità, da usare con la mediazione della capacità professionale degli operatori sociosanitari. Il Corriere di Bologna, stamattina, ci ha comunque fatto un titolone.

Ora però c’è un problema, e cioè che sul tema droga abbondano le posizioni radicali: da un lato quelle tutte legge ed ordine, che privilegiano l’approccio repressivo trascurando il bisogno di un cammino educativo e culturale; dall’altro quelle che si concentrano solo sulla riduzione del danno, e diffidano di ogni accenno non dico di repressione ma anche solo di controllo. Il mio pensiero, come riporta oggi correttamente l’articolo, è che su questi temi “bisogna evitare due rischi contrastanti: quello di criminalizzare la questione, invocando la repressione, e quello di sottovalutarla, affrontando con leggerezza il problema“.

La mia proposta vuole essere solo una misura di buon senso, che vada incontro all’esigenza di affrontare con serietà il problema, coinvolgendo e responsabilizzando i giovani e le famiglie. Francamente, mi stupisce che desti tanto scalpore…

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