Un po' di conti sul vitalizio (non abbiamo ancora finito)

13 novembre 2014 Riflessioni

Se vi dessero in mano una bella somma di denaro (diciamo 375 mila euro) e vi dicessero che è vostra in modo perfettamente legale, cosa fareste? Rinuncereste solo perché non ve li siete guadagnati e sono soldi dei contribuenti? Io l’ho fatto e pertanto posso serenamente affrontare l’argomento: sto parlando del vitalizio da consigliere regionale.

regioneRiassunto delle puntate precedenti. All’inizio dell’attuale mandato (io non ero ancora consigliere regionale), dopo svariati decenni di esercizio dell’istituto del vitalizio regionale, l’Assemblea Legislativa decise di abolirlo a partire dalla prossima legislatura regionale. Io divenni consigliere nel 2012, e sono quindi l’ultimo consigliere regionale ad avere avuto diritto al vitalizio. Successivamente (e c’ero) varammo una legge che aboliva il vitalizio per chi diventava consigliere regionale a partire da inizio 2013. Inoltre veniva data possibilità a chi aveva maturato il diritto al vitalizio di rinunciarvi: io ho immediatamente rinunciato, come altri colleghi.

A seguito della rinuncia di diversi di noi, ci sono state un po’ di dichiarazioni che non hanno contribuito a chiarire i termini la questione: ad esempio alcuni colleghi hanno detto che non rinunciavano per evitare che la Regione dovesse restituire loro le somme già versate tutte in una volta; altri hanno sottolineato come chi ha rinunciato al vitalizio in effetti ha potuto incassare la somma che agli altri veniva trattenuta come versamento per il vitalizio. Tutto questo, me ne sto rendendo conto ascoltando le domande che mi rivolgono i cittadini in questi giorni di campagna elettorale, non ha contribuito a fare chiarezza sulla questione. E credo sia il caso di farla.

Prendo ad esempio il caso (sarebbe stato il mio) di un consigliere con un solo mandato. Essendo diventato consigliere regionale nel 2012, avrei potuto (se non avessi rinunciato) versare circa mille euro al mese (la trattenuta precisa era 974,37) per cinque anni (2012-2017) e avrei maturato un vitalizio che mi sarebbe stato erogato a partire dal compimento del 60esimo anno di età (2022) per un importo di circa 1650 euro al mese.

Non sono un assicuratore (se c’è qualcuno fra i lettori che può fare calcoli precisi li faccia), ma so come funziona una pensione integrativa. Tu versi una somma di denaro, in questo caso circa 60 mila euro (rimango sulle cifre arrotondate) perché in 5 anni i mesi sono 60. A questa somma andrebbero aggiunti gli interessi maturati e sottratto il compenso dell’assicurazione, fattori che possiamo trascurare in questo conteggio anche perché tendono ad annullarsi. Dopodiché questa somma ti viene restituita negli anni della pensione, calcolando il momento in cui inizi a percepirla e la tua speranza di vita. Siccome per il vitalizio regionale la data di partenza è il compimento dei 60 anni e la speranza di vita media è 82 anni (sarebbe un po’ di più per le donne e un po’ meno per gli uomini, ma stiamo sulla media), calcoliamo 22 anni. Per restituirti 60 mila euro in 22 anni dovrebbero darti poco più di 200 euro al mese (227 se consideriamo 60 mila esatti).

Se invece ne percepisci 1650 al mese, vuol dire che in 22 anni (vita media, ripeto) ne incassi 435 mila. Di questi 435 mila, 60 mila sono i soldi (tuoi) che avevi versato come trattenuta dagli emolumenti, la differenza (375 mila, per l’appunto) sono soldi che ti vengono “regalati” dai contribuenti. Detto in altri termini, la parte contributiva del vitalizio risulta di circa il 14%, mentre l’86% è a carico dei contribuenti.

La mancanza di equità mi pare evidente, e questo è il motivo per cui ho rinunciato. Ma se lo spiego a chi mi chiede in questa campagna elettorale, la risposta è sempre la stessa: bravo, ma gli altri?

5,1 milioni di euro è la spesa sostenuta dalla Regione per 163 assegni vitalizi nel 2014, come si evince dal portale dell’Assemblea. Chiaramente ci sono persone di diversa anzianità, con un numero di mandati diverso, casi di reversibilità dell’assegno. E’ chiaro che stiamo facendo un calcolo approssimato, ma se teniamo per buono il 14% che abbiamo calcolato, di questi 5,1 milioni oltre 4,3 sono soldi dei contribuenti, mentre la parte contributiva è di poco superiore a 0,7.

Di fronte a tutto ciò mi pare difficile pensare che ci si possa fermare alla pura e semplice constatazione. Credo che sarà inevitabile intervenire sia sull’età a cui si inizia a percepire il vitalizio (chi altro va in pensione a 60 anni ormai?) sia sull’entità dell’importo aggiuntivo a carico dei contribuenti che è necessario per sostenere le cifre di cui parliamo.

Bene quindi vantare come un risultato di questo mandato l’abolizione del vitalizio, ma l’esperienza ci insegna che è sempre meglio arrivare in anticipo a fare ciò che occorre e che i ritardi alla fine si pagano. Credo che sia quindi il caso di mettere a tema il completamento di questa riforma che finora ha proceduto per passi successivi. Stefano Bonaccini – che come me ha rinunciato al vitalizio fra i primi – è nelle condizioni di poterlo fare.  Facciamolo.

Articolo del Resto del Carlino che riprende questo post

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