#pillolediprogramma 21-30

pillolediprogimgContinuo la pubblicazione delle idee di programma, spesso derivanti da suggerimenti e segnalazioni ricevute, che mi impegno a promuovere e che offro al PD e al candidato presidente Stefano Bonaccini. 

21. Miglioramento degli stili di vita online e contrasto al cyberbullismo

Molti cittadini, e i più giovani in particolare, passano una parte significativa del proprio tempo online, e spesso alla disinvoltura con la quale si utilizzano i nuovi strumenti tecnologici non corrisponde una piena percezione non solo delle possibilità ma anche dei rischi che possono essere incontrati in rete. In particolare fra gli adolescenti emergono nuove forme di aggressività tra pari agite attraverso la rete e di vero e proprio cyberbullismo, evidenziando una forte correlazione tra fattori di rischio quali la marginalizzazione nel gruppo di pari, l’insuccesso e l’abbandono scolastico, l’uso di sostanze e di alcool. La possibilità di rivolgersi alla Polizia Postale riguarda solo eventuali reati, e comunque non è sufficiente sul fronte dell’educazione e della prevenzione. Così come l’effettivo controllo non può essere delegato solo ai genitori, spesso non competenti o comunque esclusi dalla vita online dei propri figli, oppure ad autorità costituite. Occorre invece promuovere iniziative capaci di coinvolgere reti associative, volontariato e forme di aggregazione fra pari, sotto la supervisione e con la possibilità di coinvolgere al bisogno persone competenti dei servizi sociosanitari. Questo è il senso di una proposta di legge su cui avevo cominciato a lavorare e che vorrei poter finalizzare se eletto nel prossimo mandato.

22. Completare la revisione delle regole sulle spese di rappresentanza

A seguito delle polemiche (e delle inchieste) sulle spese di rappresentanza (alberghi, viaggi, ristoranti) che hanno riguardato la classe politica, sono state già riviste negli anni scorsi ad esempio le regole per il funzionamento dei gruppi consiliari dell’Assemblea Legislativa, operando un drastico taglio della possibilità di effettuare spese di quel genere. Perché questo cambio di rotta sia effettivo e credibile, occorre allargare il ragionamento anche ad altre categorie che sono nella disponibilità di effettuare spese di rappresentanza operando su fondi pubblici: amministratori, direttori e dirigenti di aziende pubbliche, municipalizzate, partecipate, aziende sanitarie e così via. Tutte categorie che non sono state toccate finora dal processo di revisione delle norme e a cui invece occorrerebbe allargare un approccio di maggior rigore. E oltre alle regole, che ovviamente devono mettere paletti senza impedire il buon funzionamento, occorre naturalmente anche massima trasparenza. (Grazie a Laura per la sollecitazione)

23. Riconoscere il ruolo svolto dalle scuole di musica

Le scuole di musica (civiche, associative…) svolgono da anni un ruolo importante, avendo ad esempio fornito alla scuola pubblica la gran parte degli esperti per svolgere le ore di musica previste. Gli insegnanti sono tipicamente persone diplomate e laureate al Conservatorio che si sono poi costruite una solida professionalità, contribuendo alla diffusione della musica soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria, pur lavorando in condizioni di assoluta precarietà. Riconoscere un ruolo alle scuole di musica per cui, oltre all’albo e in rapporto con gli enti locali, vengano fissati criteri, standard di qualità e condizioni per il riconoscimento del servizio e per un auspicabile raccordo con il sistema dell’alta formazione musicale, credo non sarebbe solo un doveroso riconoscimento per chi ha consentito a tanti bambini di avere una esperienza con la musica, ma soprattutto una opportunità da cogliere per valorizzare alte professionalità di cui il nostro territorio dispone.  (Grazie a Giovanni per la sollecitazione)

24. Completare la riforma relativa ai vitalizi regionali

La mancanza di equità insita nel meccanismo dei vitalizi regionali, che di fatto ponevano a carico dei contribuenti una parte molto grande del costo di questa forma di pensione integrativa (facendo un calcolo a spanne sul caso di un solo mandato, oltre l’85%), è stata la ragione per cui si è proceduto all’abolizione del vitalizio per i nuovi consiglieri. Successivamente si è data facoltà di rinunciare a chi lo riteneva giusto (non conveniente, non prendiamoci in giro) farlo. Io sono fra coloro che hanno rinunciato. E per tutti coloro che non hanno rinunciato, per chi percepisce un vitalizio (163 persone per oltre 5 milioni di euro di spesa nel 2014) che solo in piccola parte viene dai contributi versati, possiamo pensare di non fare nulla? Francamente mi pare difficile eludere il tema, e credo sia giusto portare a termine la riforma in un modo che i cittadini possano comprendere e condividere. (Per maggiori dettagli vedere il post sul mio sito)

25. Un libro bianco sulle partecipate

Questa pillola nasce dalla chiacchierata di ieri con Roberto Balzani. Un libro bianco delle partecipate, cosa fanno, quanto ci costano, a cosa servono. La difficoltà non va certamente banalizzata, ma non è neanche complicatissimo, e sarebbe un bel segnale da parte del sistema politico e istituzionale. Se poi scopriamo che una società partecipata (soldi pubblici ma amministrazione privatistica) serve, la teniamo; se non serve o serve a poco, la chiudiamo; oppure interveniamo e la cambiamo. Grazie a Roberto per la sollecitazione, e grazie per aver preso parte alla mia campagna elettorale, dove, basta volerlo, si possono affrontare anche temi concreti.

26. Ripensare l’assetto sui ricoveri per urgenze psichiatriche degli adolescenti

Il mondo dell’adolescenza non è solo un’isola felice. Anche se gli ultimi dati lo danno in riduzione, il suicidio tra gli under 25 resta tra le prime cause di morte, c’è il disagio dei minori stranieri non accompagnati, e i disturbi del comportamento, specie quello correlato all’utilizzo di droghe. In alcuni casi il ricovero ospedaliero rappresenta l’unica strada per fronteggiare l’urgenza. In Italia, dei 360 posti letto dedicati all’area della neuropsichiatria infantile, solo 79 sono quelli destinati all’urgenza psichiatrica. Nella nostra regione in particolare sono solo 2, ed entrambi collocati a Rimini. Ciò rende particolarmente delicata la questione se si considera, ad esempio, che l’unico carcere minorile (difficile e delicatissimo contesto sociale) è situato a Bologna. A fronte di tale scarsissima offerta, quando necessario, si deve ricorrere alla degenza, in aree dedicate agli adulti con il maggior rischio di trattare farmacologicamente l’adolescente “difficile” altrimenti candidabile ad un approccio più specifico e meno medicalizzato. E’ da ripensare e occorre porre rimedio. (Grazie a Stefano e Grazia per il suggerimento)

27. Promuovere il marchio Emilia-Romagna con più sinergia turistica fra le città e la riviera

Con una visione unica del turismo in riviera e di quello delle città, avremmo tutto da guadagnarci. Chi lavora per la promozione della riviera nelle borse internazionali del turismo dovrebbe legare maggiormente i pacchetti di soggiorno sul mare a gite e visite nelle città dell’interno. Chi vende la vacanza in spiaggia dovrebbe sempre prevedere nella sua proposta una giornata o ancor meglio un week-end intero a Bologna, piuttosto che a Ferrara o Parma, con una serie di agevolazioni per ingressi a musei e palazzi storici, per le mostre d’arte e per i pernottamenti. La vacanza al mare deve divenire sempre più vacanza in Regione, pensata e proposta come unica proposta al turista. In Regione si può creare un tavolo di lavoro mirato su questi temi, senza oneri aggiuntivo per i contribuenti, con gli operatori del turismo del mare e dell’interno, per studiare come implementare il marchio Emilia-Romagna. (Grazie a Roberto per il suggerimento)

28. In montagna subito la banda larga e un piano per le imprese a basso impatto ambientale

Il primo rimedio contro il dissesto idrogeologico è aiutare le persone che vivono in montagna a continuare a viverci, e questo vale sul piano dei servizi (sanità, trasporto pubblico), ma non solo. Dal punto di vista economico credo vada data priorità a due tipi di attività: quelle che contribuiscono direttamente alla manutenzione e alla vivibilità del territorio, agricoltura, turismo, escursionismo, valorizzazione delle ricchezze naturali e del patrimonio culturale della montagna; le attività economiche a basso impatto sull’ambiente (meglio un’impresa che produce software che un’industria pesante con circolazione di camion tutto il giorno). Ma se vogliamo attirare questo tipo di imprese occorrono banda larga e ultralarga, un adeguamento dell’offerta scolastica e formativa, e un piano di incentivi e di servizi che favorisca l’insediamento di questo tipo di imprese. Mi piacerebbe dare una mano alla montagna in questa prospettiva.

29. Prevenire e reprimere l’inquinamento acustico nelle città (con metodi innovativi)

In alcune zone delle città, il problema dell’inquinamento acustico (in particolare notturno) costituisce un fattore grave di disturbo alla salute pubblica ed un problema molto sentito dalla popolazione. Per aiutare la polizia urbana (che non sempre appare attrezzata sul tema) ad affrontare tale situazione, andrebbero introdotti e regolamentati sistemi di misurazione e registrazione permanente dei livelli di emissione sonora, dotati degli opportuni sistemi antimanomissione, in modo da consentire la verifica del rispetto dei limiti fissati. In questo modo, ad esempio, gli esercizi pubblici che chiedono di potere fare musica nel locale potrebbero essere autorizzati col vincolo di installare uno strumento di questo tipo, in modo da monitorare in modo certo le violazioni ed i comportamenti. Il ricavato dalle eventuali multe potrebbe essere reinvestito sul controllo del fenomeno. Per gestire tutto questo si potrebbe pensare sia ad un forte coinvolgimento di Arpa, sia all’istituzione di un nucleo specifico della polizia urbana specificamente formato e attrezzato, e in grado di intervenire sistematicamente e rapidamente, anche in modo preventivo, sul modello ad esempio delle “Brigades antibruit” di cui sono dotate le città francesi. (Grazie a Pietro per il suggerimento)

30. Sistema regionale di centri per l’impiego

Per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto per le fasce di lavoratori più in difficoltà (come disoccupati over 50, giovani con bassa scolarizzazione, disabili) è fondamentale un efficiente rete di centri per l’impiego. In Emilia-Romagna la situazione è migliore rispetto ad altre regioni, ma si può e si deve fare molto di più. Tenendo conto delle novità che introdurrà il “Jobs Act”, è necessario rilanciare il sistema regionale dei centri per l’impiego coinvolgendo le risorse disponibili, sia pubbliche sia private, e avendo come parametro di efficacia ed efficienza non solo il numero di contatti, ma anche e soprattutto il numero delle persone che, grazie ai centri per l’impiego, hanno trovato lavoro. (Grazie a Gaetano per la segnalazione)

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