Più equità nei ticket sanitari

22 maggio 2013 Sanità

Fra le misure d’emergenza assunte nell’estate 2011, il governo Berlusconi varò anche quella sui ticket sanitari. In quell’occasione la Regione Emilia Romagna si rifiutò di applicare i ticket governativi (uguali per tutti) e nell’ottica di una maggiore equità li modulò  secondo un criterio progressivo basato sull’identificazione di tre fasce di reddito.

Subito emerse però il fatto che, pur migliorando il provvedimento nazionale, la strada scelta dalla regione presentava qualche criticità: il meccanismo delle fasce di reddito penalizza infatti le famiglie, e in particolare le famiglie numerose. Conscia del problema, la Regione dichiarò l’intenzione di rivedere successivamente il provvedimento per giungere all’uso di strumenti di calcolo più equi.

In realtà il problema dell’equità nei confronti delle famiglie è una criticità presente da tempo in tutti i provvedimenti nazionali istituenti ticket e compartecipazione alle spese sanitarie, che prendono come unico parametro di riferimento il reddito lordo fiscale familiare così come previsto dal D.M. 22 gennaio 1993. Siamo quindi in presenza di una ingiusta penalizzazione delle famiglie che dura da 20 anni, e credo sia giunta l’ora di correggerla.

Fra le varie opzioni possibili per mettere mano alla questione, io credo che la strada migliore sia quella di inserire un semplice correttivo basato sul numero dei componenti del nucleo familiare. E’ una strada che appare percorribile dal punto di vista procedurale; nelle competenze regionali dal punto di vista regolatorio; idonea a garantire una maggiore equità nei confronti delle famiglie; e soprattutto di semplicissima applicazione.

La semplicità è importante, e dunque eviterei di considerare l’ISEE, che comporterebbe uno sforzo enorme solo per effettuare i calcoli da parte di milioni di contribuenti: qui parliamo comunque di un servizio di cui usufruiscono tutti i cittadini (e dunque anche tutti i componenti del nucleo familiare, non uno soltanto come nel caso di un figlio al nido per esempio).

Ai tempi del governo Monti, il ministro Balduzzi aveva ipotizzato di rivedere tutta la materia, mettendo sul tappeto anche ipotesi ambiziose di riforma. La Regione ha atteso per lungo tempo quella riforma, che però è finita in niente. Ora, mi auguro che il nuovo governo possa metterci mano, ma se posso dare un consiglio a Enrico Letta è quello di seguire la strada della semplicità, quella stessa che vorrei seguisse la Regione Emilia Romagna correggendo finalmente il proprio provvedimento.

Anche perché, se il governo non riuscirà a disinnescare la mina, c’è un ulteriore aumento dei ticket sanitari che ci attende per l’inizio del 2014. Ci batteremo per cercare di evitarli, ma vediamo anche di fare in modo che quelli che ci sono siano definiti in modo equo. A livello regionale, questo è il senso dellinterrogazione che ho presentato nei giorni scorsi, chiedendo anche di conoscere il gettito del 2012 e come esso si è composto in relazione alle fasce di reddito e ai criteri di cui stiamo discutendo.

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