Anche Guido Fanti se n'è andato

16 Febbraio 2012 Memoria

fantiHo aspettato qualche giorno per scrivere qui sul blog qualche parola di ricordo per Guido Fanti che ci ha lasciato nei giorni scorsi, forse anche per il timore di rientrare fra le frasi di circostanza che sempre accompagnano l’addio alle personalità politiche di rilievo.
In politica sei sempre circondato da una folla numerosa e al tempo stesso le persone su cui puoi contare fino in fondo sono davvero poche. Nel momento in cui si lascia l’agone politico rischia di emergere quindi un senso di solitudine, quella di cui parlavo anche a proposito di Oscar Luigi Scalfaro nel post precedente.
Capisco quindi chi sceglie una vita ritirata, e sono ammirato da chi invece mantiene intatta la voglia di coinvolgimento e di impegno, come Guido Fanti. Questa è la cosa che più mi ha colpito in lui, la sua poca voglia di vedersi iscritto (e mummificato) nella categoria “vecchie glorie”, il suo desiderio di capire e dare consigli, senza il timore di prendere parte ed incurante dei borbotti dei tanti che preferirebbero che le vecchie glorie, per l’appunto, mantenessero un ruolo solo celebrativo senza interferire con l’attualità.
Ricordo in particolare una lunga chiacchierata con lui in un ristorante di via Monte Grappa, i suoi consigli e le sue speranze sulla nuova generazione politica bolognese. Non aveva paura di sperare, consigliava senza pontificare, chiedeva con la voglia di ascoltare – così mi pareva – parole non di circostanza, ma in questo suo desiderio veniva in generale poco corrisposto.
Per certi versi era ingombrante e al tempo stesso discreto. Era un pezzo del glorioso passato, eppure lui non lo riteneva del tutto glorioso. Sentendolo parlare, come pure leggendo le sue “Cronache dall’Emilia Rossa”, si percepiva come Guido Fanti si sentisse parte della “nomenklatura” del PCI senza tuttavia sentirsene pienamente accettato. Col tempo magari le idee vengono recuperate ma non necessariamente i protagonisti, e troppo spesso la memoria manca o viene consegnata ad un generico ricordo di circostanza, buono soprattutto per chi non vuole conoscere e ricordare.
Io stesso sento di non avere tutta gli elementi necessari per svolgere fino in fondo questo ragionamento a proposito di lui, delle sue speranze e delle sue delusioni. Alcune cose le so, ma molte altre le intuisco solamente.
Con questi pensieri voglio semplicemente dire addio all’unico sindaco della mia infanzia che ho avuto in seguito la fortuna di conoscere in modo non superficiale. Addio Guido, te ne sei andato mentre c’era la neve a Bologna, e ho la sensazione che l’idea di mettersi in viaggio sotto i fiocchi che scendevano non ti sarebbe dispiaciuta…
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