Sull'inserimento lavorativo delle persone con disabilità

23 Ottobre 2013 Lavoro

Il fondo regionale per l’occupazione delle persone con disabilità (FRD) è uno strumento cruciale per il supporto delle persone diversamente abili. Si tratta di soldi in massima parte derivanti dal corrispettivo per gli esoneri (cifre pagate dalle imprese in luogo dell’assunzione di personale nelle categorie “svantaggiate”) e in misura minore dalle multe relative allo stesso argomento. Questi fondi vengono usati per supportare nuove assunzioni, incentivare il proseguimento nel tempo di assunzioni pregresse e per altre attività connesse all’inserimento al lavoro di persone diversamente abili.

I fondi a disposizione sono aumentati, pur in un quadro di cambiamento: infatti in passato c’era un fondo nazionale (FND) che si sommava a quello regionale, ora c’è solo quest’ultimo. Ma se negli anni 2008-2010 al fondo regionale di 4 milioni si è sommato quello nazionale con cifre fra i 5 e 6 milioni di euro (per un totale di 9-10 milioni all’anno), negli anni 2011-2013 è cessato il fondo nazionale ma quello regionale è aumentato di molto arrivando ad oltre 13 milioni all’anno.

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Fondo regionale per l’occupazione delle persone con disabilità 2008-2013 sommato al fondo nazionale per gli anni 2008-2010 (dati in migliaia di euro)

Certo, non è detto che l’aumento dei fondi sia di per sé un bel segnale: siccome i fondi derivano da cifre pagate da imprese al posto di assunzioni, un balzo da 4 a 13 milioni sta lì a testimoniare che ci sono molte più imprese che invece che assumere una persona con disabilità pagano il corrispettivo per l’esonero e/o che è aumentata la capacità di controllo facendo emergere mancate assunzioni che prima rimanevano nell’ombra. In ogni caso si tratta di fondi da usare e da usare bene.

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Andamento dei fondi a disposizione nelle diverse Province

La Regione emette linee guida triennali, poi i soldi vengono gestiti e assegnati dalle singole Province, anche avvalendosi di una propria attività di concertazione. Ora, senza nulla togliere alla bontà delle intenzioni di ogni singola Provincia, è lecito porre il tema dell’analisi dell’efficacia e dell’utilizzo di questi fondi. Anche perché c’è chi fa osservare che sarebbe meglio concentrare i fondi sulle nuove assunzioni e che sia poi dovere delle aziende dare continuità anche dopo il termine degli incentivi. Altri invece pragmaticamente osservano che occorre anche occuparsi della continuità incentivandola, altrimenti molti rapporti di lavoro da poco avviati verrebbero a cessare.

In ogni caso, prima di aprire il dibattito, è opportuno vedere come nelle diverse Province si ripartiscono i fondi fra queste due voci principali e sulle altre azioni finanziabili. Qui dispongo solo del dettaglio provinciale dei fondi regionali (FRD) nel periodo 2008-2010 (non di quelli nazionali), così come mi sono stati forniti in risposta ad una mia interrogazione e successive interazioni con gli uffici.

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Suddivisione dell’utilizzo del fondo regionale sulle diverse linee di impegno previste nelle linee guida da parte delle diverse Province nel periodo 2008-2010 (dati in migliaia di euro)

Guardando i dati, risulta evidente una certa variabilità nell’utilizzo fra diverse Province. Bologna, Modena, Reggio Emilia spendono meno della metà dei fondi disponibili nelle azioni per l’inserimento lavorativo, mentre Ferrara e Ravenna spendono quasi tutti i fondi in quella voce.  Gli incentivi alla stabilità occupazionale vanno dal poco e niente di Ferrara e Ravenna ad una cifra attorno al 20% a Bologna, Forlì-Cesena e Parma mentre a Piacenza, Modena e Reggio Emilia sono fra il 30% e arrivano al 40%. Le linee di impegno diverse dalle due principali sono usate in modo significativo a Bologna e Reggio Emilia, molto poco altrove. Mettendo in forma grafica le percentuali di utilizzo ci si fa l’idea della varietà di scelte che sul territorio regionale vengono fatte dalle diverse Province.

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Uso del FRD 2008-2010 sulle linee di impegno dei fondi da parte delle diverse Province (dati percentuali sul totale del fondo impegnato da ogni Provincia)

Naturalmente questa varietà di scelte non è necessariamente un problema e forse corrisponde ad esigenze diverse di territori diversi. Ma, prestando attenzione anche alle segnalazioni e alle voci critiche che vengono dalle famiglie delle persone con disabilità, non mi pare di poter escludere che i criteri per l’allocazione dei fondi richiedano un confronto ed un approfondimento ulteriore, e forse anche una maggiore uniformità nelle scelte relative al loro impiego. Presto saranno resi disponibili i dati relativi agli anni successivi al 2010, da guardare con attenzione anche in ragione della crescita dei fondi a disposizione. In quell’occasione una riflessione approfondita sull’argomento credo che sarà opportuna.

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