Il business del gasolio sporco ancora in attesa di interventi decisi

10 marzo 2013 Costume, Mobilità

pompeIl faticoso percorso di liberalizzazione all’italiana ha introdotto un po’ di concorrenza fra i distributori di carburante, ma accanto a qualche (tiepido in verità) beneficio per i consumatori, c’è un aumento dei pericoli: uno di questo è quello di rifornirsi (ad esempio) di gasolio e poi scoprire che il carburante è sporco e crea un sacco di problemi.

Lo confesso, la mia sensibilità deriva anche dal fatto che qualche tempo fa è successo anche a me. Ho fatto il pieno presso un distributore con un prezzo particolarmente conveniente, individuato “scientificamente” grazie ad uno di quei siti che consentono di cercare la pompa col prezzo migliore. Purtroppo ho subito cominciato ad avere enormi problemi col motore che pareva non conoscesse più il significato di “ripresa”. La mia disavventura si è conclusa con un intervento del meccanico che ha dovuto pulire l’impianto e sostituire il filtro del carburante. Altro che risparmio, quindi…

Qualche settimana fa ho letto che nel nostro territorio pare che il problema sia generalizzato e tanti infatti si lamentano. Ma basta provare a fare una ricerca su Internet per trovare notizie analoghe in ogni parte d’Italia. Mi sono chiesto cosa sta aspettando ad intervenire chi ha titolo per farlo; se è un fenomeno che può essere contrastato solo dalle forze dell’ordine o se si può fare qualche passo di tipo preventivo, insieme con gli operatori del settore; oltretutto non c’è solo il danno economico, ma ci sono conseguenze anche per l’ambiente (e la salute) nella combustione difettosa di carburante sporco.

Siccome sono in Regione, ho provato a segnalare alla Giunta la questione con una interrogazione, ma la Giunta ha ritenuto che si trattasse di un argomento estraneo ai propri compiti e non mi ha risposto. Rimane il fatto che il problema esiste e non sarebbe male che qualcuno si decidesse ad affrontarlo

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