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Contro la corruzione e per la massima trasparenza sui finanziamenti alla politica

22 Maggio 2024 Riflessioni

La vicenda dell’inchiesta giudiziaria che coinvolge i vertici della Regione Liguria ha riproposto con forza il tema della corruzione in politica. Ora, se da un lato è doveroso chiedere le dimissioni a chi è coinvolto con evidenze ormai pubbliche (che dovrebbero bastare a dare un giudizio politico prima ancora che giudiziario) e poi attendere che l’inchiesta faccia il suo corso e si celebrino i processi, dall’altro credo che una riflessione più ampia sarebbe opportuna.

Per fare un passo avanti, vorrei partire dall’intervista a Luca Bizzarri a Repubblica di qualche giorno fa (titolo: “Quadro desolante ma è ipocrita stupirsi ora”) citandone un passaggio:

«Temo i rapporti tra la politica e il mondo degli affari siano sempre stati questi. Io ti sostengo, tu mi favorisci. Ma davvero gli imprenditori finanziano la politica sperando in un tornaconto? Ma chi mai se lo sarebbe aspettato! Chi si stupisce o peggio pensa queste cose avvengano solo da una parte, oggi, è un po’ ipocrita».

Molte reazioni chiedono il ritorno del finanziamento pubblico, ma prima di cambiare le regole non sarebbe anche il caso di interrogarsi su quelle esistenti e cercare magari di farle funzionare? Cominciando col distinguere bene fra finanziamenti illeciti, da perseguire con decisione, e finanziamenti leciti, che sono per l’appunto legali ma su cui però ci vorrebbe una maggiore trasparenza. Quanti giornali hanno mai sentito il dovere di raccontare al proprio pubblico chi finanzia chi? Ad esempio chiedendo ai politici di spiegare chi sono i soggetti che li finanziano, ossia coloro che attualmente sono elencati nei rendiconti (pubblici) che ogni eletto è tenuto a redigere ma in cui i nominativi risultano schermati per motivi di privacy.

Lo dico anche perché disporre di denaro per un politico non è solo un potenziale vincolo nei confronti del finanziatore, ma anche uno strumento in più nella competizione elettorale. La disponibilità di fondi ovviamente mette i diversi candidati in condizioni molto diverse nella campagna per raccogliere preferenze, ad esempio. E in questo modo i finanziamenti erogati – privilegiando alcuni candidati specifici – finiscono per influire anche sulla linea politica dei singoli partiti. Questo vale per tutti i partiti, anche per il PD che viene almeno in parte da una tradizione in cui in passato era il partito a preoccuparsi di mettere i candidati in condizioni paritarie: ma oggi anche nel nostro campo sono i singoli a raccogliere finanziamenti.

Forse, oltre a stracciarsi (giustamente) le vesti di fronte a quanto emerge dalle inchieste in corso, anche il mondo dell’informazione potrebbe chiedersi se ha fatto abbastanza finora per rendere trasparente ed informare il proprio pubblico quanto meno sull’ambito dei finanziamenti leciti. E se non ha fatto abbastanza finora, non è mai troppo tardi per cominciare…

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