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Aiuti ai profughi ucraini, bene ma non benissimo

29 Giugno 2022 Servizi sociali, Volontariato

La guerra in Ucraina dura ormai da quattro mesi e quella che all’inizio abbiamo chiamato “emergenza” rischia purtroppo di protrarsi a lungo: dobbiamo farci i conti e garantire un’accoglienza adeguata e duratura ai profughi ucraini che hanno scelto l’Emilia-Romagna come rifugio. 

A questo proposito, la nostra Regione si è mobilitata tempestivamente, anche attraverso i soldi donati generosamente dai cittadini e raccolti sul conto corrente intestato alla Protezione civile regionale. Con questi fondi, ad esempio, sono state finanziate missioni internazionali per l’aiuto umanitario in loco in Ucraina, fornitura di farmaci, beni di prima necessità, sostegno all’alloggio, supporto psico-sociale e supporto educativo per i bambini, in prospettiva anche supporto alla ricostruzione. E inoltre è in campo un aiuto economico offerto ai Comuni dell’Emilia-Romagna per la frequenza dei centri estivi da parte delle bambine e dei bambini ucraini.

Ma al di là del lodevole impegno testimoniato da questo elenco di cose, permangono alcuni punti interrogativi su aspetti che appaiono ancora scoperti, ed è questa la ragione per cui circa un mese fa ho depositato un’interrogazione sull’emergenza Ucraina, firmata anche da numerosi colleghi, con l’intento di sapere se la Giunta condivida l’importanza di destinare parte dei fondi raccolti sul conto corrente per aiutare enti locali, famiglie e associazioni che stanno già accogliendo in emergenza i profughi ucraini. In questi giorni è arrivata la risposta dall’assessorato, che contiene alcuni dati che innanzitutto ci consentono di precisare la dimensione del problema.

Alla data del 15 giugno, in Emilia-Romagna i CAS (Centri di accoglienza straordinaria) sono stati capaci di ospitare 1289 profughi ucraini, mentre i SAI (Sistema accoglienza e integrazione) 552, per un totale di 1841 persone (dati ufficiali del Cruscotto del Ministero dell’Interno). Sono 5560 le persone che, sempre in Emilia-Romagna, al 14 giugno hanno chiesto il contributo di sostentamento, avendo trovato autonoma sistemazione (dati ufficiali della Protezione Civile). Totale: 7401. Confrontando questi dati con i 24.822 arrivi registrati in Emilia-Romagna di profughi in fuga dalla guerra in Ucraina (dati della Prefettura, citati nella news sul sito RER datata 17 maggio 2022), è facile calcolare che mancano all’appello oltre 17 mila persone. Si tratta di profughi presenti sul nostro territorio che non sono inclusi in progetti di accoglienza nazionali (CAS e SAI) né percettori di contributo di sostentamento. Certamente è una buona notizia apprendere che la manifestazione d’interesse della protezione civile nazionale rivolta agli enti del terzo settore per individuare strutture idonee a fornire accoglienza diffusa ha individuato 1036 posti in più per il territorio emiliano romagnolo, oltre ai 378 in famiglia. Rimane, a maggior ragione, un dato altissimo di presenza sul nostro territorio di persone che verosimilmente fruiscono di percorsi di accoglienza informale e senza integrazione. Tanti di loro sono ospitati da enti locali, associazioni o famiglie che non hanno potuto fruire di supporto pubblico, ed è principalmente per questo che avevo scritto l’interrogazione di cui stiamo parlando.

In questo senso le risposte dell’assessorato, al di là delle pur apprezzabili parole di condivisione e simpatia, non possono considerarsi rassicuranti. Questo ovviamente nulla toglie a quanto di buono la Regione sta già facendo (e che nella risposta viene puntualmente elencato) ma evidentemente se ci sono delle carenze nel sistema di accoglienza è prevedibile che alla lunga vengano a galla, a meno che non si provveda rapidamente a creare le condizioni per consolidare la rete anche da quei punti di vista. Ma vediamo nello specifico le questioni che avevo segnalato e le risposte ottenute dalla Vicepresidente Schlein.

Ho chiesto alla Giunta “se condivida l’importanza di destinare parte dei fondi raccolti per venire incontro alle esigenze degli enti locali, delle famiglie e delle associazioni che già stanno attuando l’accoglienza in emergenza”. La risposta si limita alle associazioni e recita: “rispetto alla criticità, anche da Lei evidenziata, degli Enti del Terzo Settore o del privato sociale che già ospitavano cittadini ucraini e che per tale motivo non hanno avuto la possibilità di proporre tali posti nel suindicato specifico bando, abbiamo evidenziato, insieme all’Assessore Priolo, al Dipartimento, la necessità di individuare possibili soluzioni per non penalizzare il prezioso supporto garantito volontariamente dagli stessi al sistema di accoglienza”. Quindi la questione è rinviata al livello nazionale, dove siamo in attesa di possibili soluzioni: ma al momento una risposta non c’è.

Ho poi chiesto alla Giunta: “se in questo quadro non ritenga opportuno erogare, ad esempio, un contributo diretto ai Comuni che accolgono profughi sul loro territorio, che potrebbe essere dato sulla base del numero effettivo delle persone accolte e finalizzato all’aiuto economico sia delle famiglie ospitanti sia dei nuclei ospitati”. Anche sull’aiuto ai Comuni, la risposta rimanda ad un provvedimento nazionale che però riguarda solo il tema dei servizi sociali: “rispetto al tema da Lei posto, di definire un contributo diretto ai Comuni che accolgono sfollati provenienti dall’Ucraina, segnalo che il recente decreto-legge n. 50 del 17 maggio 2022, all’art. 44 prevede che allo scopo di rafforzare, in via temporanea, l’offerta di servizi sociali da parte dei Comuni ospitanti un significativo numero di persone richiedenti il permesso di protezione temporanea, il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale è autorizzato a definire un contributo forfettario una tantum in favore dei predetti Comuni, per una spesa massima di 40 milioni di euro”.
La misura prevista dal comma 4 dell’art. 44 prevede in effetti un contributo diretto a favore dei Comuni in rafforzamento dei servizi sociali. Null’altro, per ora, è dato sapere, dal momento che sono in corso di definizione criteri e modalità di erogazione e si provvederà con ordinanze di protezione civile, ma – al di là dell’importo che non pare certo in grado di essere risolutivo – certamente non sono contributi per le spese vive sostenute dai Comuni (oltre che da famiglie ed associazioni che stanno ospitando): cibo, bollette, vestiti, libri scolastici eccetera.

Al di là dei principi, come suggerimento pratico nell’interrogazione avevo  chiesto alla Giunta “se non ritenga opportuno pubblicare, ad esempio, un avviso pubblico rivolto agli enti del terzo settore, finalizzato all’aiuto economico dei nuclei ospitati e al rimborso delle spese sostenute dalle associazioni”. La risposta è negativa:  “in questo senso, pur comprendendo le ragioni di fondo della Sua richiesta, riteniamo che un avviso pubblico rivolto agli enti del Terzo Settore finalizzato all’aiuto economico dei nuclei ospitati comporterebbe, almeno in questa fase, rischi di sovrapposizione rispetto ad altri strumenti nazionali attualmente in campo”.
Una motivazione un po’ sorprendente, visto che poco sopra l’assessorato aveva già precisato di aver chiesto al Dipartimento della protezione civile di individuare possibili soluzioni per non penalizzare gli enti del terzo settore che già ospitano cittadini ucraini e che per tale motivo sono stati esclusi dal bando (ordinanza 881 del 29 marzo 2022), come si  evince dalla risposta alla prima domanda. Se gli strumenti nazionali non esistono, al punto che la Regione intende sollecitare la Protezione civile nazionale a metterli in campo, non si vede come possa esserci rischio di sovrapposizione “rispetto agli strumenti nazionali attualmente in campo”.

Ho infine chiesto alla Giunta: “se non ritenga opportuno sollecitare il Governo affinché venga facilitata l’acquisizione dei documenti necessari per richiedere la protezione temporanea, ovvero il documento di riconoscimento in tre lingue rilasciato dal Consolato d’Ucraina a Milano, le traduzioni e le asseverazioni in Tribunale” e inoltre “se non ritenga opportuno inserire nei prossimi bandi anche misure di supporto ad associazioni che si occupino di supportare la popolazione ucraina accolta in Emilia-Romagna nel disbrigo di tali pratiche burocratiche”. Basterebbe ad esempio aiutare le associazioni a pagare i pullman che portano i profughi al Consolato d’Ucraina a Milano per sbrigare le formalità burocratiche.
La risposta della Giunta è positiva sulla necessità di sollecitare il governo (“si condividono infine totalmente le Sue preoccupazioni in riferimento alle difficoltà di reperimento dei documenti necessari per richiedere la protezione temporanea, pertanto, sarà cura della Regione Emilia-Romagna sollecitare il Governo nelle sedi di interlocuzione interistituzionale previste su queste tematiche”), ma sulla richiesta di supportare le associazioni la risposta rimane ipotetica: “Siamo ben consapevoli altresì del ruolo importante di informazione e accompagnamento ai servizi e sportelli istituzionali svolto dalle associazioni, per cui questa attività, se necessaria, potrà essere ricompresa nei prossimi bandi rivolti al mondo associativo”.

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