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Policlinico Sant'Orsola: eccellenza ma anche territorio

1 Settembre 2020 Sanità

Stamattina in IV commissione l’assessore Donini ha risposto ad alcune interrogazioni sul Policlinico Sant’Orsola. Una era una mia interrogazione nella quale chiedevo “quale sia lo stato dell’arte in relazione ai piani di funzionamento dei reparti e dei servizi del Policlinico Sant’Orsola – Malpighi, alla riduzione e allo spostamento di posti letto e di attività, alle loro modalità e tempistiche; ed inoltre quali siano i luoghi di confronti attivi per discuterne, ed i livelli di coinvolgimento in essi della CTSS e delle rappresentanze dei professionisti e dei cittadini”.

Nel presentare l’interrogazione, ho sottolineato come sia comprensibile che – vista la necessità di adeguamento degli spazi e delle strutture e la conseguente necessità di restringere o delocalizzare parte delle attività – vi siano preoccupazioni da parte dei professionisti e delle associazioni dei pazienti. Preoccupazioni a cui abbiamo il dovere di dare risposte chiare nei tempi e nei modi, con trasparenza e lungimiranza.

Ma occorre anche vigilare sul disegno generale, perché non è detto che il punto di vista dei cittadini venga automaticamente tutelato dalla somma dei punti di vista di professionisti ed associazioni, e in questa visione di politica sanitaria è importante il ruolo che siamo chiamati a svolgere noi che siamo nelle istituzioni. L’ho sperimentato di persona quando una dozzina d’anni fa dovemmo spingere molto per riuscire ad aprire il PS ortopedico notturno al Maggiore, completando così l’assetto del trauma center: non fu un moto spontaneo, anzi dovemmo faticare molto per riuscirci, mettendo al centro le esigenze dei cittadini, e ne venne fuori un progetto importante di cui tanti (dopo) furono contenti.

Anche ora intravvedo un rischio, e cioè che possa farsi strada l’idea che al Policlinico Sant’Orsola, fresco peraltro del riconoscimento come IRCSS, debba restare l’eccellenza, delegando completamente ad altri (AUSL) la cura del territorio. Questo può avere senso in alcuni ambiti, ma sarebbe un errore ad esempio pensare di spostare completamente sul Maggiore tutta la chirurgia d’urgenza (con tutto il carico che ne consegue, compreso sul sistema del 118). Perché se vogliamo che il PS del S. Orsola resti il punto di riferimento per il territorio ad est della città di Bologna e di larga parte del territorio metropolitano, è evidente che occorre mantenere anche una seria attività di chirurgia d’urgenza nel Policlinico. Sarebbe un errore utilizzare la gestione dell’emergenza dovuto al Covid per cambiare la prospettiva in questo senso.

Sono contento che l’assessore Donini, oltre a dare lettura nello specifico alla risposta tecnica preparatagli dagli uffici, abbia condiviso il mio pensiero ed abbia detto chiaramente che l’attuale assetto sulla chirurgia d’urgenza resterà in vigore solo fino al 1 ottobre, e che in prospettiva ritiene essenziale che al Policlinico Sant’Orsola debba restare una capacità significativa di chirurgia d’urgenza, anche a supporto della funzione territoriale del Pronto Soccorso.

[Articolo online su Repubblica Bologna]

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