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La nuova rete reumatologica metropolitana

8 Gennaio 2020 Sanità

Le patologie reumatiche sono in crescita: guardando all’esenzione prevista per patologie reumatiche sistemiche, si passa dai 5685 casi del 2011 per l’area metropolitana bolognese ai 7936 del 2017, e comunque il dato è ancora sottostimato. Dare una risposta competente ed efficace ai pazienti è importante. Anche su impulso dell’associazione AMRER, che da anni coopera con le istituzioni rappresentando il punto di vista dei pazienti, si è avviata da tempo la sperimentazione di una rete reumatologica metropolitana. Questa rete viene ora rafforzata e diventa una realtà consolidata: un bel passo avanti, a cui potranno anche seguirne altri.

Le patologie reumatiche hanno un andamento cronico con diversi stadi evolutivi e necessitano di una presa in carico che garantisca continuità, omogeneità e fluidità nell’accesso alle prestazioni. La rete è strutturata su diversi livelli assistenziali in relazione al grado di complessità clinica dei pazienti. I nodi della rete sono i medici di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali reumatologi territoriali e ospedalieri costituiscono il 1° livello specialistico ed negli ospedali ci sono i centri di  2° livello.

Come funziona? I medici di medicina generale (MMG) fanno una prima valutazione e nel caso di sospetta malattia reumatologica, inviano il paziente allo specialista di 1° livello. Lo specialista di primo livello per definire la diagnosi richiede gli esami radiologici, di laboratorio o funzionali attraverso percorsi e agende dedicate e, se il paziente è trattabile, lo rinvia al MMG una volta stabilizzato. Nel caso di paziente complesso (patologie reumatologiche ad alta complessità diagnostica, complicanze d’organo, effetti indesiderati dei farmaci) questo viene preso in carica dai centri ospedalieri di 2° livello.

Le 2 sostanziali novità introdotte di recente dopo il confronto nella Cabina di Regia della Rete Reumatologica metropolitana consistono nel potenziare i centri di 1° livello su più sedi nei 6 distretti, passando da 7 a 15. A queste si aggiungono le sedi nei tre centri ospedalieri (Ospedale Maggiore, Policlinico Sant’Orsola Malpighi, Istituto Ortopedico Rizzoli). Viene potenziato anche il numero di professionisti sul territorio: questi passano da 1 a 4, per rispondere alle principali esigenze riscontrate in questi anni: la prossimità dell’offerta e garanzia dei tempi di attesa per l’accesso da una parte e rispetto delle temporalità delle visite di controllo di follow up. Inoltre, l’attività reumatologica dell’Ausl di Imola entrerà nella rete metropolitana sperimentando nelle case della salute di Castel S. Pietro e Medicina un modello per la gestione integrata dei pazienti afferenti al 1° livello. Per quanto riguarda il 2° livello, l’accesso deve essere sempre consentito con agende dedicate a prenotazione esclusiva con tempi di riposta che siano al massimo di 30 giorni dalla prima visita con conseguente adeguamento delle risorse professionali. Inoltre, verrà curata una piattaforma informatizzata condivisa per raccogliere i dati epidemiologico-clinici di tutta la rete.

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