Medici specializzandi e lavoro sul territorio

9 Febbraio 2019 Sanità

Purtroppo c’è una crescente carenza di medici, soprattutto in alcune specialità. Naturalmente serve una riflessione sulla programmazione (da anni medicina e l’accesso ai percorsi di specializzazione sono tutti a numero chiuso): siccome non si è rivelata sufficiente, è evidente che c’è qualcosa da rivedere. Ma ci sono anche altri aspetti da considerare, ed uno di questi riguarda i medici specializzandi.

I posti per i medici specializzandi sono finanziati in parte con risorse statali ma in buona parte anche con risorse regionali o di altri enti. La nostra Regione, ad esempio, ha investito nell’anno accademico 2016/17 ben 1,3 milioni di euro per finanziare 52 contratti di formazione specialistica aggiuntivi a quelli disponibili con risorse statali. E’ uno sforzo importante, tanto più necessario quanto più scarseggiano i medici e in particolare alcuni tipi di specialisti.

Se però un medico, terminata la specialità, decide di trasferirsi, ci troviamo nella condizione di aver investito risorse regionali per sostenere la formazione di qualcuno che poi va a lavorare altrove. Per questo motivo, molte regioni – comprese tutte quelle confinanti con la nostra – prevedono alcuni requisiti aggiuntivi per poter beneficiare di queste borse. In alcuni casi viene richiesta una residenza minima pregressa in regione, ma in generale la richiesta è di impegnarsi a svolgere alcuni anni di servizio nella regione che ti ha pagato la formazione prima di eventualmente trasferirsi altrove.

Finora la nostra regione non ha previsto requisiti aggiuntivi, mettendosi quindi nelle condizioni di fare spesso da “donatrice” verso altri territori. Con una risoluzione, approvata dall’Assemblea Legislativa il 31 gennaio scorso, presentata dal Partito Democratico (prima firmataria la collega Tarasconi), con il consenso anche di altri gruppi politici, abbiamo impegnato la Giunta regionale a prevedere criteri aggiuntivi per trattenere sul nostro territorio, per un periodo determinato, i medici specialisti formati nelle nostre università. Abbiamo chiesto, inoltre, di procedere in accordo con le altre regioni, in modo da armonizzare i criteri previsti da questo punto di vista. Speriamo che questo accorgimento possa aiutare a recuperare risorse umane importanti per la sanità della nostra comunità.

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