Passante di Bologna, che errore bloccare tutto

26 novembre 2018 Mobilità

Autostrada BologneseDopo mesi di confusione, in questi giorni sta emergendo sui giornali l’intenzione del governo gialloverde di cancellare il progetto del cosiddetto Passante di Bologna, ossia l’allargamento in sede di autostrada e tangenziale bolognese. Credo sia una scelta sbagliata, e non solo perché ormai eravamo vicini all’inizio dei lavori. Non volendo fare finta di nulla, riassumo quali sono i termini del problema.

Con 7 corsie in arrivo da ovest (4 da Modena e 3 da Firenze), in prospettiva 3 da nord (Padova) e 4 da est (Rimini), pensare che per l’attraversamento autostradale del nodo di Bologna bastino 2 corsie più la corsia dinamica è veramente una sciocchezza.

Ed è evidentissima l’inadeguatezza della tangenziale, per i volumi di traffico che ogni giorno vi insistono, che è ferma al progetto degli anni ’60 e che è la tassa più pesante in termini di tempo e denaro che pagano quotidianamente i bolognesi fermi in coda. Chi la percorre di frequente ne è pienamente consapevole da decenni, e si chiede cosa potrebbe dire alla politica perché lo comprendesse bene anche chi governa.

Al di là della fugace suggestione del Passante Sud in galleria, che oltre ai rilevanti problemi infrastrutturali nel dovere bucare tutte le colline a sud di Bologna, intercetterebbe una porzione di traffico ben inferiore al 20% e quindi non risolverebbe alcunché (e se qualcuno studiasse, eviterebbe di continuare a ritirarlo fuori), per anni la prospettiva è stata quella della costruzione del Passante Nord. Immaginato sostanzialmente per infrastrutturare l’urbanizzazione allora prevista a nord di Bologna, l’ipotesi ha perso la sua più rilevante motivazione allorquando per motivi legati al mercato immobiliare e all’andamento demografico la città ha ricominciato a crescere ed è apparso chiaro che la vagheggiata seconda città di 200 mila abitanti nella cintura nord di Bologna non si sarebbe più concretizzata. Inoltre, la vicenda del Passante Nord si è andata incartando anche da punto di vista amministrativo e burocratico.  Infine, le ultime versioni del Passante Nord, essendo aggiuntivo e non sostitutivo dell’autostrada attuale interna la tangenziale, non prevedevano alcun beneficio per la tangenziale, lasciando i bolognesi nella stessa situazione congestionata di adesso, cosa davvero inaccettabile. Per questo ero fra coloro che chiedevano di girare pagina e considerare l’ipotesi di allargamento in sede di autostrada e tangenziale.

Lo chiedevamo, nel PD, io e pochi altri, ma fuori dal PD le voci erano varie. Lo chiedeva il “Comitato per l’Alternativa al Passante Autostradale Nord di Bologna”, che per l’appunto proponeva un allargamento in sede di autostrada e tangenziale. E sulla scia del comitato, lo chiedeva il M5S, con Massimo Bugani, e sempre dall’opposizione anche la Lega, con Lucia Borgonzoni. Ma quando, verso la fine del 2015, il PD e le istituzioni bolognesi svoltarono in direzione dell’allargamento in sede, arrivando ad aprile 2016 a presentare l’ipotesi del Passante di Bologna, l’atteggiamento delle opposizioni cambiò. Nacquero alcuni comitati contrari all’allargamento in sede, concentrati logicamente nelle zone della città attraversate dall’asse autostrada-tangenziale, e M5S e Lega preferirono cominciare ad inseguirli, incuranti di quanto essi stessi avevano sostenuto fino a pochi mesi prima. Il problema di classi dirigenti più impegnate a inseguire facili consensi in una campagna elettorale permanente piuttosto che a governare con lungimiranza c’era anche prima, ma è evidente che con i professionisti del populismo che adesso hanno dato vita al governo gialloverde la situazione è decisamente peggiorata.

Con la motivazione di inseguire qualche consenso (e niente altro, perché pensare di non fare nulla o limitarsi a qualche ritocco è un’idea veramente patetica) il governo gialloverde ci sta spiegando sui giornali in questi giorni che prevederà interventi solo nei punti più critici della tangenziale e poi cercherà di potenziare il trasposto pubblico (con fondi già stanziati dal governo precedente, ma sorvoliamo). Autostrade ringrazia, quanto meno dal punto di vista finanziario, perché dopo essere passata da un costo di 1,3 miliardi previsti per la costruzione del Passante Nord ai 0,8 miliardi per il Passante di Bologna, adesso rischia di cavarsela veramente con poco.

Oltretutto c’è anche l’enorme punto interrogativo delle opere di adduzione, ovvero le strade che attendono di essere completate (lungosavena, complanare nord, eccetera) e che sono inserite nel quadro del Passante di Bologna. Se c’era un’occasione per costringere Autostrade a mettere risorse sugli investimenti, non solo per la propria mission aziendale (l’attraversamento del territorio nazionale) ma anche per le esigenze locali (tangenziale raddoppiata nei punti critici, potenziata lungo tutto il tracciato, con corollario di opere di adduzione e compensazione di cui Bologna patisce la mancanza da decenni) era proprio questo, ovvero il potenziamento in sede.  Invece il governo eil M5S, così agguerrito a chiacchiere verso Autostrade dopo la vicenda del crollo del Ponte Morandi a Genova, qui sembra preoccuparsi di fare loro un regalo, a danno di Bologna. 

E dire che il governo gialloverde aveva la possibilità di risolvere agilmente la questione, intervenendo nella direzione opposta. Infatti, sarebbe bastato (basterebbe!) forzare Autostrade a metterci un po’ di soldi in più degli 800 milioni previsti e realizzare in galleria artificiale gli attraversamenti vicini alle case. Gallerie vere e fatte bene, con tutti i requisiti di sicurezza, comprensive di circolazione forzata dell’aria e aspirazione dei fumi, da filtrare e portare lontano dalle abitazioni. E sopra alle gallerie: giardini, verde pubblico, biciclette. In questo modo si sarebbe fornita una soluzione vera e di qualità ai quartieri attraversati dall’asse autostrada-tangenziale, che invece rischiano adesso di restare esattamente come sono ora, confinanti con una sorgente di inquinamento che peraltro è spesso intasata, quindi con veicoli costretti a consumare più carburante e a inquinare di più. Al tempo stesso si sarebbe data una risposta concreta a problemi di mobilità che ormai da decenni attendono soluzione. E’ troppo intelligente come soluzione? Forse.

Infatti, se c’era un difetto nel progetto di allargamento in sede non era nella scelta strategica e infrastrutturale (che in confronto con le cosiddette “alternative” nord e sud era e resta vincente sotto tutti gli aspetti), ma in una certa parsimonia sulle compensazioni e mitigazioni ambientali, sulla cui carenza o minimalismo i comitati di cittadini hanno delle ragioni.

Bene d’altra parte se si investe su tram e trasporto pubblico, magari non soltanto confermando i soldi già stanziati dal governo precedente. Anche perché tram e treni servono una domanda di trasporto largamente distinta e non sovrapponibile a quella del sistema tangenziale e autostrada, e quindi occorre procedere con decisione su entrambi i fronti. Finché fortunatamente abbiamo un forte tessuto produttivo intorno a Bologna, dobbiamo tenerne conto e dare risposte convincenti, e non raccontare favole. Attendiamo quindi di capire come questa lodevole intenzione andrà a concretizzarsi, per vedere se i piani di chi è al governo andranno a correggere in meglio quanto si stava già progettando di fare (in questo caso ben venga: per esempio date un’occhiata al raddoppio della Bologna-Portomaggiore nella parte che si andrà ad interrare) oppure se dovremo rassegnarci anche in questo caso ai soliti proclami vuoti seguiti dalla cosa che sanno fare meglio: bloccare tutto nella speranza di lucrare qualche consenso in più.

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