Sul futuro di BolognaFiere

21 luglio 2016 Altri servizi

Ieri c’è stata l’audizione del Presidente di BolognaFiere Franco Boni in Commissione dell’Assemblea Legislativa, che illustrato la situazione tutt’altro che semplice della Fiera di Bologna. Il suo intervento lo trovate in coda al post.

Sono intervenuto anch’io cercando di mettere a fuoco alcune questioni che ritengo cruciali per il futuro della Fiera.

Lo scenario è profondamente cambiato: se un tempo le fiere erano una costante e si poteva ragionare sull’equilibrio fra servizi da offrire e benefici da ottenere, oggi le fiere sono sempre più una variabile da conquistare, prima di tutto mettendo in campo un’offerta adeguata.

La scelta che fu fatta a Bologna una quindicina d’anni fa fu l’ingresso dei soci privati nella compagine azionaria di BolognaFiere (e ciò costituì un enorme “regalo” in termini patrimoniali ai soci privati), evidentemente contando che ciò potesse apportare la spinta necessaria ad affrontare il futuro. Il presidente Boni ha detto ieri che la Fiera di Bologna è ferma proprio da dieci-quindici anni: il periodo temporale curiosamente coincide. Quindi dovremmo davvero interrogarci su quanto quella scelta fu indovinata, e farlo prima di portare avanti ipotesi di cambiamento dello statuto che consegnerebbe ai soci privati il pieno controllo della società, scelta che considererei del tutto inopportuna.. Personalmente sono convinto che sia il pubblico a dover prendere in mano la questione e mettere in campo una propria visione del futuro, esercitando il suo ruolo in modo più efficace di quanto sia accaduto finora.

Attendiamo pertanto con vivo interesse il piano industriale che è in corso di messa a punto, e sono lieto che l’approccio del presidente Boni abbia messo da parte l’ipotesi a mio avviso del tutto impropria di espansione edilizia del quartiere a nord della linea ferroviaria limitrofa. Ben vengano anche le razionalizzazioni, a partire da quelle relative alla dirigenza e alle società partecipate. Ma sarebbe utile anche interrogarsi sull’indotto dei fornitori, per comprendere quanto le scelte siano maturate su base meritocratica e di efficacia e quanto invece siano dovute a vicinanze di altro genere. E non possiamo eludere l’implicito conflitto di interessi determinato da fornitori (diretti o indiretti) della Fiera che sono rappresentati anche nel CdA della società. Quanto ai lavoratori, il mio auspicio è non solo che si superi l’ipotesi della mobilità ma che ci sia un loro forte loro coinvolgimento e rimotivazione: per fare di più e meglio nel progetto di rilancio della Fiera di Bologna.

L’intervento del presidente Boni è comunque da ascoltare, allego anche il video relativo:

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