Ticket sanitari: meglio il reddito pro-capite

13 gennaio 2016 Sanità

E’ giusto che ogni componente di una famiglia di 6 persone che ha un reddito complessivo di 40 mila euro paghi lo stesso ticket sanitario di un single che da solo guadagna la stessa cifra? E’ giusto che sia conveniente evitare di sposarsi per non cumulare gli stipendi nel reddito familiare fiscale ai fini dei ticket sanitari? E’ giusto che un figlio che inizia a lavorare e ad avere un suo reddito possa fare una dichiarazione da solo e quindi accedere ad un ticket inferiore di quello che invece suo fratello deve pagare perché studente e quindi a carico della famiglia in cui i genitori magari sommando gli stipendi collocano tutti coloro che sono a loro carico in una fascia di reddito più elevata? Potrei continuare con gli esempi, ma la risposta è semplice: no, non è giusto.

Per questo è importante il voto con cui ieri l’Assemblea Legislativa ha approvato una risoluzione di cui sono primo firmatario e che indica la strada per correggere il meccanismo dei ticket sanitari.

Già nel 2011 la nostra Regione, a seguito dell’introduzione da parte del Governo nazionale di ticket sanitari aggiuntivi, intervenne con un correttivo sotto il profilo dell’equità, introducendo un criterio progressivo basato su tre fasce di reddito. Però, come gli esempi appena fatti dimostrano, tale meccanismo, basato sul reddito fiscale familiare, penalizza molte famiglie e in particolare quelle con più familiari a carico, non prendendo in considerazione il numero dei componenti del nucleo familiare.

Oltretutto, dai dati relativi all’anno 2012, risulta che la spesa media dei cittadini in fascia di reddito RE1 (fino ad € 36.152) è pari a 45 euro, mentre la spesa media di quelli in fascia RE2 (fino a € 70.000) è di 70 euro, pari a quella di chi si colloca nella fascia RE3 (fino a € 100.000); quest’ultimo dato lascia intuire una possibile migrazione fuori dal servizio pubblico su alcune prestazioni, in particolare per le fasce di reddito più alte. Anche questo è un problema da considerare, nell’ottica di tutelare l’equità e l’universalismo nell’accesso alle prestazioni sanitarie.

Una soluzione equa e semplice esiste: è quella di considerare il reddito pro-capite e su esso definire idonee fasce di reddito. Inoltre è possibile tenere conto di ulteriori fattori: ad esempio il numero di figli a carico, la presenza di anziani, persone con disabilità, minori in affido, la situazione occupazionale e la presenza di uno o entrambi i genitori.

Perché non l’Isee? Per due motivi, entrambi importanti. Primo, utilizzare il reddito pro-capite ed eventuali ulteriori fattori di semplice determinazione, è sicuramente un metodo più semplice, rispetto ad un meccanismo più sofisticato ma più complicato quale l’Isee. E la semplicità è un valore: prima di scatenare ondate di ulteriore burocrazia, bisogna sempre pensarci bene. Secondo, l’Isee si presta soprattutto a valutare la capacità di una famiglia di contribuire alla copertura di costo di un singolo servizio (un figlio all’asilo nido, un anziano in casa protetta, e così via); ma è sempre un singolo componente che usufruisce del servizio, ed è tanto vero che nel caso di fratelli che vanno entrambi al nido sono di solito previsti sconti ulteriori proprio per compensare il fatto che l’Isee mappa la capacità della famiglia di fronte a un singolo servizio. Invece, nel caso delle prestazioni sanitarie, ognuno ne usufruisce, e quindi il reddito pro-capite è uno strumento non solo più semplice ma anche più idoneo.

Da qui è nata la proposta di determinare le fasce di reddito per il calcolo del ticket sanitario in base al reddito pro-capite, e su tale parametro rivedere gli scaglioni di reddito ed i relativi ticket. Questo è ciò che la Giunta dovrà proporre al Governo e alla Conferenza delle Regioni, sollecitandoli affinché tale soluzione venga adottata nel minor tempo possibile. Tra l’altro, questa soluzione è in continuità con quanto previsto dal Patto per la Salute 2014-2016 tra Governo, Regioni e Province autonome, che in tema di ticket sanitari stabilisce la necessità di una revisione del sistema della partecipazione alla spesa sanitaria e delle esenzioni, caratterizzata da equità ed universalismo.

E se poi come Regione Emilia-Romagna volessimo decidere, se dovesse tardare una determinazione governativa in questo senso, di segnare la strada deliberando in questo senso, faremmo una scelta giusta e saggia, di avanguardia nel senso migliore del termine.

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