Il Civis nella terra di nessuno

Nei giorni scorsi ho ricevuto due documenti di difficile digestione: si tratta dell’appello della Procura della Corte dei Conti contro la sentenza di assoluzione del dicembre scorso che aveva riguardato la giunta Cofferati (me compreso) su un aspetto della vicenda Civis, e della risposta ad una mia interrogazione alla Giunta regionale sullo stesso argomento.

Avviso che questo post potrà risultare un po’ lungo, ma chi pensa che problemi complessi possano risolversi con una lettura frettolosa dei frettolosi titoli dei giornali purtroppo si illude. E potrà risultare indigesto a chi pensa che fare politica implichi delegare completamente alla magistratura (penale o contabile) l’individuazione di eventuali errori e manchevolezze. Lo dico, con il dovuto rispetto dei diversi ruoli, nella convinzione che la politica debba avere il coraggio di riappropriarsi del proprio raggio d’azione, che deve comprendere anche un processo critico e autocritico di individuazione degli errori, in un’ottica di riparazione di quelli del passato e di prevenzione di quelli futuri. Ce n’è un fortissimo bisogno.

La vicenda del Civis

L’appalto per la realizzazione del tram su gomma noto come Civis è della giunta Guazzaloca, con un bando svolto nel 2003 e assegnazione finalizzata sul finire del loro mandato nei primi mesi del 2004. Pochi mesi dopo la giunta Cofferati (in cui io ero all’epoca assessore alla sanità) eredita la complessa vicenda delle infrastrutture bolognesi che comprendeva il progetto di metrò automatico Fiera-Staveco e il Civis fra San Lazzaro e Borgo Panigale, con una guerra totale fra le diverse istituzioni (ricorso della Regione alla Corte Costituzionale, contestazione della Provincia sulla VIA). Nell’ipotesi (col senno di poi assai dubbia, ma allora ci fu assicurato che era così) che non fosse possibile recedere dal contratto sul Civis senza pagare penali milionarie, la giunta Cofferati nell’autunno 2004 sbroglia l’intricata matassa (che comprendeva anche importanti fondi nazionali che era il caso di non perdere) trasformando il metrò in una metrotranvia fra Fiera e Borgo Panigale e riducendo il Civis al tragitto fra San Lazzaro e il centro di Bologna. A seguito di queste decisioni si appianano tutte le contese interistituzionali e cominciano i lavori.

La progettazione della prima tratta

Nella gara d’appalto era previsto che i concorrenti presentassero oltre che un progetto di massima su tutto il percorso, anche il progetto esecutivo per la prima tratta, quella da cui si ipotizzava sarebbero partiti i lavori. Tale tratta era nella parte di percorso verso Borgo Panigale e quindi il progetto esecutivo di quella tratta non fu poi utilizzato a seguito della ridefinizione del percorso fra centro e San Lazzaro operata dalla giunta Cofferati. La progettazione esecutiva di quella tratta doveva essere pagata? No, perché era fra gli elaborati che i concorrenti dovevano presentare per partecipare alla gara, e i costi per redigerli erano parte del loro rischio di impresa. La progettazione esecutiva di quella tratta fu pagata? Sì, anni dopo (nel 2008) ATC liquidò la somma di 1,25 milioni di euro per pagare la progettazione di quella tratta. Perché mai? Mi piacerebbe saperlo, ed è per questo che ho posto il tema anche presentando una interrogazione formale alla Giunta regionale.

La citazione alla giunta Cofferati

Nove anni dopo la delibera di ridefinizione del tracciato del Civis, nel novembre del 2013 arriva alla giunta Cofferati un invito a dedurre e successivamente una citazione per quegli 1,25 milioni: la tesi della procura contabile è che la decisione di ridefinire il tracciato abbia comportato quel pagamento e quindi ne chiede conto a chi ha preso tale decisione, la giunta Cofferati appunto. Massimo rispetto naturalmente per la procura contabile, ma non mi si chieda di spiegarne l’interpretazione degli atti, perché oltre a non condividerla proprio non la comprendo.

La clausola n. 1.6.3. del capitolato speciale d’appalto infatti recita: «Il progetto esecutivo è predisposto a cura e spese dall’Impresa aggiudicataria, salvo che per il Sottostralcio funzionale Sottopasso Persicetana di Borgo Panigale – Battindarno Capolinea che è predisposto dai Concorrenti e che viene offerto in fase di gara di appalto». A me pare del tutto chiaro che ciò significhi per nessuna progettazione esecutiva deve essere pagata dall’Amministrazione, in quanto il primo sottostralcio funzionale (la tratta in questione) è offerta in fase di gara da ogni concorrente, e tutta la progettazione esecutiva restante è a cura e spese dell’impresa vincitrice dell’appalto (ovvero dell’ATI composta da CCC e Irisbus in questo caso). Se non bastasse, nella lettera d’invito alla gara era esplicitato che ogni concorrente doveva impegnarsi a “non richiedere compensi e rimborsi di sorta per spese sostenute per la partecipazione alla gara, per l’elaborazione del progetto di corredo all’offerta tecnica e per la produzione di altri documenti”. Più chiaro di così…

La sentenza di assoluzione della Corte dei Conti del dicembre 2014 si sofferma a lungo (pagine 61-65) sull’interpretazione corretta di quella clausola, ne deduce correttamente che “la spesa per il progetto esecutivo per il predetto Sottostralcio non era a carico dell’Amministrazione appaltante bensì dei concorrenti alla gara” e assolve la giunta Cofferati: la decisione di cambiare il tracciato del Civis non comportava affatto il pagamento di quelle spese di progettazione.

Perché allora quel pagamento?

Quel pagamento di 1,25 milioni effettuato da ATC nel 2008 mi era del tutto ignoto fino a quando ho ricevuto nel novembre 2013 l’invito a dedurre, come non conoscevo le scritture private intercorse fra ATC e l’ATI aggiudicataria e diversi altri documenti allegati al procedimento contabile. Li conosceva invece Raisi, assessore della giunta Guazzaloca ed estensore praticamente in tempo reale nel 2008 dell’esposto che cerca di addossare alla giunta Cofferati la colpa dell’esborso effettuato da ATC, esposto da cui parte il procedimento della procura contabile.

Io credo che sia mio dovere, dovere di tutti noi, chiedere di conoscere il perché di quel pagamento, e fare luce su diversi punti oscuri in tutta la vicenda Civis. Fra i diversi punti da chiarire, mi permetto di ricordarne uno fondamentale: perché mai nel 2004 ci fu detto che era tutto a posto, tutto perfetto, che non c’era modo di recedere dal contratto pena il pagamento di penali milionarie, e anni dopo – a lavori stradali praticamente ultimati e con 49 Civis ad arrugginire al Caab – abbiamo dovuto scoprire che mancava l’omologazione del mezzo e che il mezzo non poteva circolare? Se l’avessimo saputo per tempo, avremmo potuto fare scelte diverse! Quanto ci è costato tutto questo?

Dopo aver imparato queste cose, ho ritenuto di aspettare che la giustizia facesse il suo corso. Arrivata la sentenza di assoluzione, ho posto il tema prima pubblicamente con questo post, e successivamente ho presentato una interrogazione formale alla Giunta regionale (tra l’altro ricordo che ATC è diventato TPER, e la Regione è azionista).

Nella terra di nessuno

Il mio appello è caduto nel totale silenzio. Faccio rilevare che se avessi detto delle sciocchezze, ritengo che sarei stato sommerso di contumelie. Quando invece le domande sono fondate ma si ritiene che siano imbarazzanti o comunque inopportune, si cerca di evitare l’argomento. Mi trovo insomma in una terra di nessuno, visto che la politica non mi pare abbia – almeno finora – raccolto la sollecitazione a fare luce su una delle vicende più intricate e importanti fra quelle delle infrastrutture bolognesi. Mi sbaglierò, ma fare chiarezza invece ci aiuterebbe non solo sullo specifico della vicenda Civis ma anche a capire meglio alcune delle ragioni alla base degli insuccessi anche su altre infrastrutture di mobilità.

In questa finora solitaria battaglia per fare luce su questa vicenda non mi aiuta certo la risposta che ho ricevuto alla mia interrogazione formale dall’assessore Donini. In sostanza la sua risposta dice semplicemente che i contributi erogati dalla Regione non sono stati usati per pagare quei 1,25 milioni di progettazione e “non si ritiene necessario attivare verifiche riguardanti l’intero progetto”.

Dal canto suo, la procura contabile fa appello contro la sentenza di assoluzione, e anche in questo caso ho rispetto ma non solo non condivido: non ne comprendo le ragioni. Ora passeranno altri mesi per la sentenza di secondo grado e definitiva (i gradi dei procedimenti contabili sono due), e poi?

Se posso azzardare una previsione a un certo punto arriverà l’assoluzione definitiva, tutti saranno contenti e nessuno si preoccuperà dell’unica cosa che – nell’interesse dei cittadini – sarebbe importante fare, e cioè chiederci perché è avvenuto quel pagamento improprio, chiarire i lati oscuri della vicenda Civis, comprendere perché ci si è accorti così tardi che il mezzo non era omologato, individuare le responsabilità e fare un po’ di pulizia. E’ la politica che deve farlo, senza aspettare né delegare questo compito alla magistratura. Siamo noi a doverlo fare, nell’interesse dei cittadini!

Print Friendly, PDF & Email
Ti piace? Condividi:

, , , Mobilità, Politica locale, Riflessioni, Trasparenza

Comments are closed.