La sfida della scienza per una nuova politica (a proposito del rapporto Ichese)

16 aprile 2014 Ambiente, Tecnologia, Trasparenza

icheseOgni volta che la politica incrocia la scienza, se ne sentono di tutti i colori. Se poi si innesca qualche cortocircuito comunicativo, ancora peggio.

La vicenda dello studio “ICHESE” sulla possibile relazione fra attività estrattive e terremoto dell’Emilia nel 2012, che oggi è stato pubblicato e che ho potuto quindi leggere (per ora rapidamente), corre questi rischi. Il rapporto è qui, per chi fosse interessato.

La relazione si concentra in particolare sui terremoti innescati, ossia i casi “per i quali una piccola perturbazione generata dall’attività umana è sufficiente a spostare il sistema da uno stato quasi-critico ad uno stato instabile. L’evento sismico sarebbe comunque avvenuto prima o poi, ma probabilmente in tempi successivi e non precisabili. In altre parole, il terremoto è stato anticipato.”

Non mi stupisce che il rapporto non giunga a stabilire con certezza né che vi sia (deterministicamente) una correlazione fra attività estrattiva e fenomeno sismico, né che essa sia (statisticamente) da escludere.

Di fronte a ciò la politica tende a dividersi fra coloro per cui in assenza di certezze si debba proseguire come nulla fosse e chi al contrario in assenza di certezze vorrebbe bloccare tutto.Ma per un dibattito fra queste due opzioni non occorreva certo aspettare un rapporto scientifico!

L’approccio scientifico è faticoso, è una sfida che si può decidere di accettare o meno. Capisco che sia più semplice fare politica ricorrendo al finto buon senso dei massimi sistemi, di una scelta fra bianco e nero senza entrare davvero nel merito. Capisco che sia più facile fare titoli di giornale ad effetto allo stesso modo.

Credo invece che valga la pena di accettare la sfida dell’approccio scientifico, che in questo caso a mio avviso significa alcune cose.

Primo, assumere la raccomandazione del rapporto su “l’acquisizione di dati dettagliati, alcuni dei quali devono essere forniti dagli operatori, e attraverso una ricerca che possa migliorare la conoscenza delle relazioni tra operazioni tecnologiche e sismicità innescata.da subito decidere di rendere obbligatori i monitoraggi delle attività estrattive indicate nel rapporto”: quindi rendere obbligatorio, da subito, il monitoraggio e la trasparenza dei dati di produzione.

Secondo, puntare su modelli di calcolo sofisticati ed ogni altra metodologia renda possibile mettere a punto sistemi utili alla gestione del rischio. Come dice il rapporto, “sarebbe necessario analizzare in dettaglio sia la sismicità che i parametri di produzione, ed è essenziale avere informazioni su più di un caso per poter sviluppare strumenti utili alla gestione del rischio, quale ad esempio i sistemi a semaforo”.

Terzo, arrivare (anche attraverso modelli e simulazioni) ad una classificazione del rischio sismico tale da metterci nelle condizioni di dire in quali zone è necessario disporre non solo la moratoria decisa oggi sulle nuove concessioni per attività estrattive ma arrivare ad un azzeramento vero e duraturo di tali attività.

Cogliamo insomma questa occasione per dare risposte serie sulla questione specifica ma anche per imparare a sviluppare una relazione migliore fra politica ed approccio scientifico.

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