Sui ticket sanitari regionali ancora non ci siamo

22 luglio 2013 Sanità

Sui ticket sanitari varati dalla Regione Emilia Romagna due anni fa ho segnalato da tempo un problema di equità e recentemente ho posto delle domande con una interrogazione allo scopo sia di avere dati aggiornati che di suggerire una strada per migliorare l’equità delle fasce di reddito. Ho appena ricevuto la risposta della Giunta regionale, che mi fornisce solo alcuni dei dati richiesti e che nella prospettiva – pur condividendo le mie osservazioni –  rimanda tutto all’attesa di provvedimenti del governo nazionale. Ringrazio della risposta e anche della condivisione, ma mi permetto di insistere: io credo che la strada per intervenire ci sia, se poi sarà adottata dal governo nazionale ancora meglio ma non possiamo stare fermi anni (ne sono già passati due!) nella speranza che a Roma maturino le nespole.

Ma cominciamo coi dati: nel 2012 il gettito dei ticket sanitari è stato di 176 milioni di euro circa, e nella tabella che segue tale gettito è suddiviso per classi di reddito, con indicazione del numero di persone che hanno presentato l’autocertificazione:

ticket2012

Avevo chiesto anche di darmi la suddivisione degli importi in base alla numerosità delle famiglie (ossia per numero di componenti), ma nella risposta mi si dice che la Regione non dispone di tale informazione. Si potrebbe fare a questo proposito qualche ragionamento sulle potenzialità delle nuove tecnologie, sulla visione dell’informatica in sanità e sull’incrocio delle banche dati (fra i miei cavalli di battaglia più ricorrenti, come sa chi mi conosce) ma sorvoliamo.

Anzitutto osservo che i dati del gettito dei ticket inducono alcune immediate osservazioni. La spesa media dei cittadini in fascia di reddito RE1 è 45 euro, quelli in fascia RE2 è 70 euro (comprensibilmente più alta, vista la gradualità dei ticket), mentre invece – ed è un fatto del tutto singolare – la spesa media di chi è in fascia RE3 è 70 euro, come quelli in fascia RE2. Come mai? La consapevolezza di spendere di più induce ad usufruire meno dei servizi sanitari? Sono persone più in salute? Oppure la consistenza del ticket rischia di mettere “fuori mercato” la sanità pubblica e a quel punto (per intenderci) le medicine uno se le paga direttamente, magari spendendo meno del ticket previsto sulla ricetta?

Penso sia quest’ultima l’ipotesi più probabile, anche perché se 2,8 milioni di cittadini hanno presentato l’autocertificazione per la fascia di reddito mancano all’appello circa quasi 1,6 milioni di emiliano-romagnoli. E se costoro hanno speso in tutto meno di 21 milioni, si deduce una spesa media di 13 euro l’anno per coloro che non hanno dichiarato la fascia di reddito. Questo dato è influenzato dal fatto che chi non ha avuto occasione di usufruire dei servizi sanitari durante il 2012 non ha presentato l’autocertificazione, ma comunque la sua dimensione induce a considerare l’ipotesi di una migrazione fuori dal servizio pubblico per le fasce di reddito più alte. Peraltro, occorre considerare che alcuni ticket sono invarianti per fasce di reddito, mentre altri variano (ad esempio la ricetta va da 0 euro a confezione per RE1, fino a 2 per RE3 e 3 per chi non dichiara la fascia di reddito). E questo rende ancor più significative le variazioni riscontrate.

Sull’aspetto politico e di prospettiva: pur affermando di condividere le mie osservazioni, nella risposta che ho ricevuto si dice che l’unica possibilità sarebbe quella di adottare come riferimento il nucleo familiare anagrafico (invece di quello fiscale come adesso), con evidenti difficoltà applicative; che quindi vale la pena di aspettare una soluzione da parte del governo centrale; e ricorda che che comunque deve essere garantita l’invarianza del gettito complessivo del ticket.

Se si legge l’interrogazione che avevo presentato si trovano già le risposte a queste osservazioni: nessuna complicazione, continuità di gettito, semplice considerazione del parametro aggiuntivo costituito dal numero dei componenti della famiglia.

2011ComponentiFamiglieER

Basterebbe considerare come sono composte le famiglie (nella tabella qui sopra, che è tratta da qui, ci sono i dati 2011 per l’Emilia Romagna) e ricalcolare le fasce di reddito sulla base del reddito pro-capite invece che familiare. Una soluzione semplice, che risolverebbe anche i problemi della definizione del nucleo familiare, ad invarianza di gettito e di semplice applicazione. Applicabile, da subito. Pertanto mi permetto di insistere.

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