Screening mirati e medicina d'iniziativa

Oggi in commissione sanità è stato discusso ed approvato un documento sui programmi di screening per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, della cervice uterina e della mammella. Considero questi screening uno degli aspetti di cui andare fieri della nostra sanità regionale. Tante vite vengono salvate grazie ad essi, e sono grato a tutti coloro che con il proprio impegno li rendono possibili: dai professionisti alle associazioni, ai cittadini coinvolti nella promozione della cultura della prevenzione (come il Laboratorio Cittadini per la Salute).

sanitadigitaleCampagne di screening come queste – rivolte cioè a tutta la popolazione di una certa età e genere – non possono però essere la prospettiva del futuro. Non a caso la loro estensione ad altre patologie presenta una serie di problemi. Proprio per questo occorre cominciare a sperimentare, da subito, campagne mirate a sottoinsiemi specifici di popolazione sulla base di analisi della grande mole di dati di cui già disponiamo (analisi del sangue, riscontri clinici, familiarità con pazienti e così via). L’idea di fondo è di non selezionare i destinatari solo sulla base dei dati anagrafici, ma di considerare anche parametri clinici per affinare il target di popolazione da coinvolgere. In questo modo ci si rivolgerebbe ad insiemi mirati di popolazione con costi più bassi e riscontri più puntuali. Questo ci darebbe la capacità di estendere gli screening a diverse altre  patologie.

Bisognerebbe farlo in stretta cooperazione coi medici di medicina generale, a cui fornire strumenti raffinati di supporto alle decisioni (attenzione perché il tal paziente ha un rischio maggiore di altri rispetto ad una certa patologia) che suggerimenti operativi (stai prescrivendo gli esami del sangue ad un tuo paziente, il sistema ti suggerisce di aggiungere anche un ulteriore test che magari manca da tempo), e con tutte le dovute attenzioni all’aspetto della privacy.

Il futuro passa anche da qui, dalla capacità di giungere a diagnosi precoci in tanti campi, con una medicina d’iniziativa in cui è il medico a cercare il paziente invece che viceversa. Pensate, per fare solo un esempio, agli esami di laboratorio che consentirebbero di avere indicazioni sull’insorgenza dell’insufficienza renale (pochi euro) e pensate ai vantaggi che deriverebbero dalla diagnosi precoce di questa patologia (anni in meno di dialisi, con tutto quel che significa sia in termini di qualità della vita per i pazienti che in termini di risparmio per il sistema sanitario, visto che un anno di dialisi per una persona costa oltre 50 mila euro).

Sono idee che ho maturato da tempo e che sto tentando di far passare a livello politico. Tanto più che siamo in epoca di spending review e di ricerca di modi per risparmiare senza tagliare servizi. Non è semplice, però. Oggi ho colto l’occasione per dirlo in commissione. E’ proprio a questo genere di cose che penso quando dico che occorrerebbe un salto di qualità nella visione dell’information technology in sanità.

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