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Referendum, numeri e bugie

Il referendum del 26 maggio prossimo a Bologna presenta già aspetti antipatici a sufficienza, vediamo di non aggiungerne altri. E’ infatti antipatico, per chi come me tiene tantissimo alla scuola pubblica, avere a che fare con un quesito contro le materne paritarie che si presenta come a difesa della scuola pubblica, mentre in effetti a mio avviso è solo foriero di maggiori guai per la scuola pubblica che si propone di difendere. Del merito della questione ho già scritto qui e qui, e ci tornerò sopra in futuro. Oggi voglio parlare di numeri.

I numeri sono importanti perché ci portano alla concretezza della questione, che tocca così da vicino la vita dei nostri bambini. Io penso che sia pienamente legittimo avere pareri diversi e che ognuno difenda il suo punto di vista, ma i numeri dovrebbero riflettere la realtà ed essere oggettivi. Anticipo quindi subito la proposta: vorrei che i due comitati, quello promotore e quello che si oppone, insieme all’amministrazione comunale facessero una verifica sui numeri e si impegnassero ad una informazione corretta e coerente. Poi, come dicevo, ognuno voterà come meglio crede.

Lo dico perché sono preoccupato: oggi sono andato sul sito del comitato promotore del referendum, e ho guardato le infografiche disponibili. Ci sarebbe molto da dire su molte cose, ma quello che mi ha colpito come uno schiaffo è la parte che copio e incollo di seguito:

Prendo per buone le cifre del finanziamento comunale e complessivo alle materne paritarie (1.188.585 dal Comune e 2.435.585 come totale complessivo da Stato, Regione e Comune). Chiedo però al Comitato Articolo 33 di spiegare sulla base di quale considerazione calcolano 330 e 667 posti comunali rispettivamente. I dati di cui dispongo infatti, che mi ha fornito qualche mese fa l’assessore comunale competente, dicono cose diverse: 32 milioni di spesa per servire 5137 bambini alle comunali, dunque un costo medio di circa 6200 euro a bambino. Invece i conti che qui il Comitato presenta sono basati su un costo medio di 3600 euro. Perché? Se hanno informazioni migliori delle mie, sarò lieto di conoscerle, altrimenti se i numeri sono quelli che conosco io dovrebbero scrivere 190 invece di 330, e 391 invece di 677. C’è differenza, i cittadini hanno il diritto di conoscere i numeri giusti.

Ma la cosa incredibile è il passaggio successivo, e che come potete leggere afferma che con 677 posti in più all’anno si potrebbero assorbire “tutti gli iscritti alle scuole paritarie private che ogni anno sono 570“. A parte che bisogna verificare se 677 è un numero sensato, qui il messaggio chiave è che se invece di finanziare le paritarie si investisse sulle materne comunali, si potrebbero assorbire tutti gli iscritti alle scuole paritarie. Che sono 1736. Diviso tre fa 578 (ecco quel 570). Quindi anche se i numeri del comitato fossero giusti (e come ho spiegato ne dubito), con il finanziamento complessivo si potrebbe coprire un terzo degli iscritti alle paritarie. O coprirli per un anno e poi non avere soldi/posti per i due anni successivi. Scrivetelo come vi pare, ma non così: con quell’artificio linguistico comunicate in realtà al cittadino che legge che se il finanziamento pubblico alle paritarie andasse alle comunali basterebbe a coprire i costi di tutti gli iscritti alle paritarie, mentre questo è falso e lo sarebbe anche se i vostri numeri fossero giusti.

Per comodità del Comitato, e in attesa rispettosa di loro eventuali controdeduzioni, allego la dicitura corretta qualora le mie osservazioni risultassero fondate:

numerigiusti

Infine, faccio presente che il referendum riguarda solo la cifra di finanziamento comunale e non tocca quella statale e regionale, e quindi l’ipotesi relativa al finanziamento pubblico complessivo è puramente teorica. Capisco però che l’obiettivo dei referendari è per l’appunto togliere ogni sostegno pubblico alle paritarie a gestione privata, e dunque idealmente di cancellarle o comunque escluderle dal sistema pubblico integrato. Opinione legittima che non condivido, ma che dovrebbe confrontarsi con numeri veri e non di comodo.

Aggiornamento del 27 marzo 2013

Mi è stato risposto da una persona del Comitato Articolo 33 che per fare quei calcoli hanno utilizzato i costi marginali delle materne comunali: si tratta dei costi vivi di funzionamento, che non tengono in nessun conto i costi di struttura ed altri costi fissi, che però nella realtà esistono. E’ come calcolare i costi di un viaggio considerando solo la benzina senza tener conto che occorre anche una macchina, o i costi di costruzione senza tener conto dei costi del terreno e del materiale necessario. Insomma, è la conferma che si tratta di un calcolo sbagliato e volutamente fuorviante.
Finora nessuna spiegazione invece sulla frase ingannevole che gioca sull’equivoco delle annualità per fare capire che vi sarebbe totale copertura dei posti.

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