Cup2000, gioiello o in crisi?

20 febbraio 2013 Sanità, Tecnologia

Articolo che ho scritto all’inizio di febbraio e uscito da poco sul portale BoDem

Cup 2000 è un fiore all’occhiello oppure una realtà in crisi? La domanda sorge spontanea leggendo ciò che periodicamente emerge sui media a proposito di questa azienda del sistema pubblico regionale operante nel campo dell’informatica sanitaria.

Capita infatti di sentir magnificare i suoi livelli di eccellenza, il contenuto innovativo dei prodotti e dei servizi offerti, o viceversa giungono notizie preoccupanti che rivelano la difficoltà a garantire un futuro sicuro all’azienda e ai suoi 600 dipendenti. Ultimo capitolo a metà dicembre scorso, con l’ipotesi di internalizzare parte degli sportellisti nelle aziende sanitarie per far fronte alla spending review. Si è parlato anche di una possibile quotazione in borsa della società, poi si è rimandata ogni decisione perché prima occorre mettere a punto un piano industriale.

Attendiamo quindi che il discorso riprenda, sperando che stavolta si riesca a superare quel dialogo fra sordi che di solito si realizza dividendosi fra loquaci amici del Cup2000, impegnati a lodare la società sostenendo tutte le idee dei suoi vertici, e più taciturni critici intenti a mettere paletti o a chiudere i rubinetti. Serve un dibattito aperto, ampio, capace di riconoscere luci ed ombre, meriti e criticità, e soprattutto capace di definire le prospettive di sviluppo.

Per farlo occorre anche il coraggio di porsi domande chiare ed affrontare questioni un po’ scomode, ma che sono essenziali se si vuole affrontare davvero il merito della vicenda. Ne elenco alcune.

Non stiamo parlando di una delle tante aziende private del territorio che si rapporta con le istituzioni (a volte l’immagine sembra quella) ma di una proprietà pubblica: che la stesura del piano industriale sia stata in pratica delegata alla stessa società indica che le istituzioni se ne occupano prevalentemente in una logica “di rimessa”, e non è un buon segno.

Se è vero, come è vero, che i servizi di Cup2000 sono fondamentali per il sistema sanitario, occorre chiedersi perché sono così poche le aziende sanitarie della nostra regione che – pur essendone socie – ne utilizzano i servizi in modo ampio, mentre molte altre provvedono altrimenti.

La continuità ormai ultraventennale di direzione ha portato sicuramente stabilità, ma un così lungo blocco del ricambio ha anche aspetti negativi, soprattutto se si tiene in considerazione che si tratta di una azienda a capitale pubblico gestita in modo privatistico.

Di cosa si deve occupare Cup2000? Quali i servizi su cui deve concentrare i suoi sforzi, con quali priorità? Quale la relazione con altre società pubbliche operanti in settori contigui? Se ci fossero risposte chiare a queste domande, si potrebbe riaffermare la validità della scelta della società in-house, concentrandosi sul core business socio-sanitario, riuscendo a migliorarne la qualità e ridurne i costi, potendo però contare sull’utenza di tutto il bacino regionale.

Viceversa, l’assenza di una prospettiva chiara spinge verso la logica dell’arrangiarsi, quindi a cercare le commesse in campo aperto anche uscendo dal settore socio-sanitario e facendo ipotesi di quotazione in borsa.

Facendo un passo in più, la domanda di fondo non è solo quale futuro per Cup2000, bensì quale ruolo si vuol dare all’information technology in campo socio-sanitario. Una prospettiva chiara ed innovativa avrebbe un impatto significativo su organizzazione, qualità e costi del sistema, e chiarirebbe a tutti che di una azienda pubblica adeguata a questa missione abbiamo davvero bisogno.

Insomma, ci sarebbe molto lavoro da fare, e le istituzioni sono chiamate a dare risposte chiare e convincenti. Sarà la volta buona?

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