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M5S e democrazia

8 Settembre 2012 Politica nazionale

Il riflettore acceso dal fuorionda di Giovanni Favia sulla natura del Movimento 5 Stelle sta facendo molto discutere. Ma dopo aver letto molto di quanto scritto da commentatori, politici e popolo della rete, mi resta la sensazione che l’aspetto più significativo della questione continui a non essere colto. Tutti sottolineano che le parole di Favia dimostrano un evidente problema di democrazia interna e fanno emergere una lotta di potere fra esponenti (e gruppi) del M5S, nonché il ruolo centrale di Gianroberto Casaleggio accanto (o dietro) a Beppe Grillo. Tutto vero, ma non basta.
grilloOra, che vi sia un problema di democrazia interna in una formazione politica guidata da un leader (o meglio un dominus) che nel suo blog scrive che nel movimento “uno vale uno” e poche righe sotto procede ad un’espulsione con un semplice post scriptum, mi pare che sia di una evidenza lapalissiana. E’ un problema comune anche ad altre formazioni politiche, quelle nate o finite sotto l’ombrello di un leader-padrone. Come si possa professarsi democratici militando in partiti che negano la contendibilità della propria guida, è uno dei misteri un po’ inquietanti della politica italiana, ma per accorgersi che il tema riguarda in pieno il M5S non occorreva attendere il fuorionda di Favia. Che poi vi sia una contrapposizione interna fra Favia e Casaleggio non mi pare di per sé una notizia particolare, come pure l’emergere del ruolo privilegiato di Casaleggio come consigliere di Beppe Grillo. Sono dinamiche abbastanza diffuse, e il M5S non fa eccezione.
Il punto che io ritengo più significativo della vicenda è un altro: il M5S è un movimento politico in crescita di consensi, ed è naturale in un contesto di competizione democratica che la crescita porti a strutturarsi. E’ una dinamica che riguarda tutti i partiti, anche quelli che difettano di democrazia interna. L’opposizione in democrazia non è una condizione permanente, ma deve essere vissuta come una fase propedeutica alla sfida per governare, e per questo è naturale la tensione verso una organizzazione di programmi e di persone capace di essere potenzialmente all’altezza della sfida.
Il fatto è che chi nel M5S ha mostrato questa tendenza ad organizzarsi, a connettere persone ed esperienze, è stato finora sistematicamente fermato. Favia, Tavolazzi ed altri si davano da fare per crearsi una rete e dei riferimenti, e questo li ha portati in rotta di collisione con lo schema di Casaleggio. Non perchè fosse una organizzazione conflittuale con una rete di altre persone preferite da Grillo e Casaleggio: al contrario, la sensazione che si ha guardando dall’esterno è che loro non vogliano affatto che nasca una organizzazione politica capace di lanciare la sfida per governare. In questo senso si può leggere la scelta dei meetup come indipendenti e separati e il divieto di andare in TV.
Credo sia dunque legittimo ed opportuno porsi la domanda di quale sia l’obiettivo cui tendono gli strateghi del M5S. Dal Vday in qua è chiara la linea di attacco distruttivo ai partiti tradizionali e alle loro storture, con critiche a volte giuste e a volte no. Ma al di là della demolizione qual è la prospettiva nel caso di una loro affermazione? Guardando alle suggestioni evocate da Casaleggio, puntualmente riportate dai commentatori ma senza che nessuno le prenda mai sul serio, è evidente che lo schema di gioco che ha in mente è un’alternativa tecno-futuribile che non solo si discosta dai modelli tradizionali ma che non fornisce nemmeno alcuna garanzia di essere contenuta nell’alveo della democrazia. Trovo la cosa francamente preoccupante.
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