Bologna wireless

24 Febbraio 2011 Politica locale, Tecnologia

Da alcuni giorni il Resto del Carlino sta promuovendo l’idea di cercare finanziamenti privati e sponsorizzazioni per ampliare la copertura di rete senza fili in tutta la città. Virginio Merola, che aveva già indicato nei mesi scorsi quella del wi-fi fra le priorità della sua idea di città digitale, oggi ribadisce con forza l’idea, e fa bene. Qui io mi permetto di ricordare come siamo arrivati fin qui. Lo faccio solo per inquadrare storicamente e tecnicamente la questione, e lo faccio solo a beneficio dei miei lettori: non pretendo che la cosa interessi al Carlino, mentre a Virginio ho chiesto io stesso di stare sulla prospettiva futura senza indulgere in tecnicismi e ricostruzioni storiche.

La sperimentazione del wi-fi gratuito in Piazza Maggiore e in altri luoghi della città cominciò nel 2005. Allora, come oggi, il servizio concedeva agli utenti registrati (cittadini e studenti) un tempo di navigazione completamente gratuito. Quando da assessore assunsi la delega ad informatica e comunicazione, ereditai il problema di come far diventare quella sperimentazione un servizio permanente. Nel 2007 la Giunta approvò un mio piano della comunicazione in cui si prevedeva l’estensione del wi-fi attraverso un sistema in cui il Comune non metteva soldi, ma definiva il modello e gestiva l’autenticazione. I finanziamenti sarebbero dovuti venire da privati e sponsorizzazioni. La motivazione non era solo perché i soldi pubblici notoriamente scarseggiano. C’è anche un tema di tutela della concorrenza, che ha portato a livello europeo alla bocciatura di interventi di questo tipo fatti con investimenti da parte di amministrazioni pubbliche. Splendide reti wireless si sono trovate l’ingiunzione di spegnere il servizio ai cittadini e limitarsi all’utenza della PA (l’esperienza di Praga insegna) perché il servizio di accesso ad Internet viene considerato come un segmento del mercato delle comunicazioni e sottoposto quindi alla tutela della concorrenza. Se ci fate caso, anche la rete regionale Lepida è rivolta alla PA – anche se indirettamente il suo sviluppo ha aiutato a migliorare l’accesso anche ai cittadini, che però per l’appunto viaggia su fili diversi.

La nostra soluzione tiene invece insieme il ruolo di promotore del Comune con il fatto che l’accesso wireless viene offerto senza un diretto investimento pubblico. Per questo nel 2008 abbiamo avviato una procedura ad evidenza pubblica con un bando e successivamente continuato con una trattativa privata allo scopo di individuare il partner tecnico con cui realizzare il modello che avevo proposto. Alla società veniva chiesto di garantire la gratuità del servizio entro certi termini per tutti i cittadini, la disponibilità a dotare un certo numero di luoghi pubblici della connessione, e un kit a prezzo definito per ampliare l’offerta ad altri luoghi grazie a sponsor e finanziatori privati. Sponsor che possono essere i più vari: dall’esercizio commerciale che intenda offrire ai propri clienti il servizio di connessione fino all’ente (o all’azienda, o all’associazione) che decide di sponsorizzare una piazza in cui gli utilizzatori collegandosi possano navigare sapendo da chi è offerto il collegamento.

Questo modello è innovativo e offre diversi vantaggi: per i finanziatori privati non c’è solo il disporre di un’offerta tecnica già definita a costi competitivi, ma la garanzia che il Comune si fa carico del tema dell’autenticazione e del tenere insieme i vari pezzi. Per i cittadini utilizzatori, oltre alla navigazione gratuita, c’è la possibilità con una sola autenticazione di navigare ovunque. Ora, la legislazione si è recentemente pronunciata per una semplificazione delle procedure d’accesso, ma comunque si è ancora in attesa dei regolamenti attuativi ed è difficile che l’autenticazione sparisca del tutto; e comunque il fatto che il Comune si faccia carico del modello e dell’autenticazione è una garanzia per tutti.

Con queste premesse, negli ultimi mesi del mio mandato si è andato definendo l’accordo con la società individuata (Goonet), che è stato poi firmato dopo l’estate delle elezioni dalla nuova amministrazione (ottobre 2009). Intanto avevamo già coinvolto i primi sponsor: ricordo Carisbo, la Libreria Ambasciatori, che sono subito entrati a far parte di Iperbole wireless, ed altri che sono maturati successivamente. Nelle nostre intenzioni, questi erano solo l’avanguardia di una ricerca di sponsor ad ampio spettro che il Comune avrebbe dovuto fare per trovare i finanziatori che permettessero di ampliare il numero di installazioni e coprire in modo ampio la città. Era un compito che toccava all’amministrazione comunale successiva, ma poi c’è stato il commissariamento e la questione è rimasta ferma. Ora il Carlino la riprende, e ben venga che il maggior quotidiano della città promuova uno sforzo comune che porti al completamento di quest’opera! Certo, tutto questo è possibile anche perché c’è stato chi a suo tempo si è inventato un modello del tutto inedito e che ora mi auguro possa esprimere fino in fondo tutta la sua potenzialità…

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