Io, Lepida, Repubblica

2 gennaio 2009 Comunicazione, Tecnologia

L’ultimo giorno del 2008 l’edizione bolognese del quotidiano Repubblica ha ritenuto di dedicarmi un articolo, che posso eufemisticamente valutare come intriso di violenta malizia, sul mio mancato ingresso nel cda della società regionale per l’infrastruttura di rete, Lepida. Ho immediatamente scritto una lettera al quotidiano, di cui però oggi riportano solo alcuni stralci, parlandone come di una “lunga lettera aperta”. Non era così: era una lettera al direttore, e sarebbe stato corretto da parte loro pubblicarla, ma non l’hanno fatto. Comunque eccola qua.

Gentile Direttore,
in merito all’articolo pubblicato oggi dal suo quotidiano ritengo doverose alcune precisazioni.

Primo, Lepida è la società costituita dalla Regione a supporto della rete a larga banda delle amministrazioni pubbliche, che da tempo è un obiettivo strategico anche per gli enti locali emiliano-romagnoli, riuniti in una “Community Network”, in cui è molto attivo il Comune di Bologna. Non stiamo quindi parlando di una qualunque società di informatica che operi sul mercato, ma dello strumento operativo dell’istituzione regionale per la rete a banda larga: la convenzione che ha col Comune di Bologna non è frutto di un appalto ma di queste precise scelte strategiche.

Secondo, Lepida è per ora partecipata unicamente dalla Regione Emilia Romagna, ma in futuro entreranno nella società anche i Comuni. Occorre ancora definire con precisione come questo avverrà: l’intenzione della Regione di dare spazio alla voce dei Comuni ritengo fosse lodevole, e la proposta che mi è stata fatta, oltre che un riconoscimento alla competenza, mi è stata motivata in questo senso. Per questo è stato per me anzitutto un dovere verificare l’opportunità di una mia adesione alla proposta.

Terzo, lo Statuto del Comune di Bologna non prevede che un Assessore possa essere nel CdA di una partecipata del Comune. Quindi, fin dall’inizio era chiaro che avrei potuto fornire il mio apporto a Lepida solo nella fase di transizione, e quando il Comune fosse entrato nella società, come Assessore mi sarei dovuto dimettere. Questo è stato da me chiarito a tutti gli interlocutori.

Quarto, mi sono premurato di chiedere al Segretario Generale del Comune se ravvisasse qualche problema di incompatibilità. E’ vero, come lui ha specificato, che gli ho citato Lepida senza specificare cosa fosse e quali rapporti avesse col Comune di Bologna, ma ritenevo – evidentemente a torto – che il Segretario Generale, nonché Direttore Generale del Comune, conoscesse bene questi argomenti. Alcuni giorni dopo la mia richiesta, l’Avv. Napoli mi ha detto che secondo lui nulla ostava dal punto di vista formale, e io mi sono semplicemente fidato del suo parere verbale.

Quinto, ho interpellato il Sindaco sull’opportunità che io aderissi alla richiesta che mi era venuta, in quanto oltre al tema della compatibilità formale c’era anche un tema di opportunità da considerare. Solo dopo il riscontro positivo ricevuto dal Sindaco ho deciso di aderire alla proposta che mi era stata formulata, ritenendo con questo di poter portare un contributo positivo anche nell’ottica del Comune di Bologna.

Sesto, quando la nomina è avvenuta e subito il Segretario Generale mi ha fatto avere un parere scritto in cui sostiene che (cito testualmente) “sembra sussistere l’incompatibilità fra le cariche” non ci ho pensato nemmeno un secondo ed immediatamente ho rinunciato alla nomina. Se fra me e l’Avv. Napoli c’è stato un malinteso non posso che prenderne atto, ma certo che se nei mesi che sono trascorsi dai colloqui citati a quando poi è avvenuta la nomina qualcuno mi avesse avvertito che poteva esserci un problema o la necessità di ulteriori verifiche, avrei semplicemente declinato la proposta.

In conclusione ritengo di aver agito sempre con la massima correttezza, e le interpretazioni maliziose non possono scalfire la verità dei fatti.

Distinti saluti

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