Addio, Achille

11 Settembre 2008 Memoria

Il professore mi scuserà per la confidenza del titolo: nella realtà ci siamo sempre dati del lei. In un ambiente, quello politico, dove si dà del tu a tutti, lui per me era una delle poche eccezioni. E non mi veniva difficile, considerato che quando parlavo con lui avevo di fronte un “pezzo” importante della storia bolognese del dopoguerra.

Ora che Achille Ardigò ci ha lasciati, altri meglio di me potranno illustrare la ricchezza del suo contributo in campo politico e sociologico, ma io voglio dire che considero un onore averlo conosciuto.

In particolare, di lui mi ha sempre colpito il tenere insieme un respiro storico eccezionale con un fortissimo interesse per l’innovazione e la modernità. Sono andato a riguardare la nostra corrispondenza e-mail, e ho visto che abbiamo cominciato nel 2000 parlando di Internet e volontariato. Ho trovato più di cento suoi messaggi, concentrati soprattutto nel corso dello scorso mandato amministrativo, quando io avevo anche responsabilità di partito e poi forse la sua salute era più salda che nell’ultimo periodo.

Le sue mail tipicamente cominciavano già nella riga del “subject”: veniva subito al sodo, come nelle sue telefonate… E i suoi non erano messaggi di prammatica: quando leggeva sui giornali qualcosa che condivideva mi scriveva i complimenti, e quando non era d’accordo me lo comunicava con cortesia ma con assoluta chiarezza. E poi, quasi sempre c’era un incitamento a farsi valere sui temi che a lui erano più cari.

Uno di questi era il ruolo dei cattolici democratici, naturalmente, in particolare a Bologna. Ed anche su questo tema riusciva ad tenere insieme tradizione e modernità.

C’era infatti un forte richiamo alle radici: “Facciamo qualcosa per far uscire Bologna dalla obnubilazione della vera plurale nostra identità storica. Altrimenti le nuove generazioni penseranno che (…) il card. Lercaro e Dossetti non siano mai stati in questa città.”

Ma il voltarsi indietro non doveva per lui diventare nostalgia del passato bensì sprone ad andare avanti: “… non mi portera’ mai a identificarmi con chi fa politica in nome del passato: sono, siamo, decisi a portare al rinnovamento di Bologna”.

Conservo le sue osservazioni e i suoi consigli, spunto di riflessione anche in quelle occasioni in cui non eravamo dello stesso parere. Ne cito uno, cui provo ogni giorno a tener fede: “Si ricordi, uscire dal politichese con una levitas, malgrado il crescere per lei delle difficolta’ e delle sfide”.

Addio, professore, e grazie di tutto.

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