Screening, e poche storie

Sto rigirando fra le mani l’ultimo report arrivato sui risultati di due anni di screening sul tumore del colon-retto nel territorio dell’AUSL di Bologna. E sto pensando ai numeri.220.725 inviti validi, 88.877 adesioni, 4.658 positivi al primo livello (sangue occulto fecale). Di questi: 869 colonscopie rifiutate, 971 dati ancora in elaborazione, 2817 colonscopie eseguite. E fra queste 247 diagnosi di cancro (che dovrebbero arrivare a circa 300 quando i dati saranno tutti elaborati).

Penso ai 247 che hanno ricevuto una brutta notizia, ma che in grande maggioranza si sono così potuti curare da un brutto cliente, che se fatto aspettare ti fa poi del male senza tanti complimenti.

Ma penso anche che, con questi numeri, avremo individuato per tempo 300 dei circa 1000 casi che avremmo potuto scoprire se l’adesione allo screening fosse stata completa. 700 persone che rischiano inutilmente la vita solo perchè hanno pigramente cestinato un invito fatto per tutelare la loro salute.

Ci sono altri dati interessanti: leggermente meglio l’adesione delle donne (41%) rispetto agli uomini (39%), meglio la bassa (44%) della città (38%), poche le differenze fra le diverse fasce d’età interessate (fra i 50 e i 70 anni). Ma il dato generale è che in effetti possiamo fare di meglio. Anzi, dobbiamo.

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