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Sulle antenne e sui campanili

12 Maggio 2008 Comunicazione, Politica locale

Un quotidiano cittadino trova intrigante che un “assessore cattolico” chieda di installare un’antenna per cellulari sul campanile di una chiesa. Omette però di spiegarne il motivo, e vorrei rimediare alla dimenticanza.

Campanile fra le antenne (Venezia)

I cittadini di solito gradiscono i cellulari ma non le antenne. Il Comune in passato si è limitato a svolgere burocraticamente il suo compito, autorizzando le richieste entro i limiti di legge (6 V/m nelle case). Ma così, tante delle 322 antenne installate fino al 2004 si avvicinano molto al limite, anche quando erano possibili scelte diverse meno impattanti.

Per questo dal 2004 abbiamo scelto di uscire da una posizione burocratica di comodo, creando un tavolo dove si cerca tutti insieme (compresi i comitati di cittadini) la soluzione migliore: noi non possiamo legalmente rifiutare un’antenna, ma metterla nel posto più idoneo sì. Non è quindi un caso che in questi ultimi anni delle 56 antenne autorizzate solo 8 siano “critiche”, 8 “medie” e ben 40 “buone”.

Il ruolo attivo del Comune ha spinto anche altri Enti a rivedere posizioni del passato in cui, per evitare guai, rifiutavano comunque di ospitare le antenne, anche se poi finivano per essere messe in posizioni più critiche.

Un gestore telefonico ci chiede di installare un’antenna in via Gigli, e le simulazioni ci mostrano che alla massima potenza il campo si avvicinerebbe ai 6 V/m in molte case. Nei mesi scorsi abbiamo cercato inutilmente alternative ottimali. Sul campanile di Chiesanuova le punte massime sarebbero entro i 3 V/m.

Sulla base di questi dati, è mio dovere considerare questa ipotesi, come è nel pieno diritto della proprietà decidere come comportarsi. Questo è il motivo per cui ho chiesto alla Curia una disponibilità a valutare questa ed altre situazioni. Come ha ricordato Mons. Vecchi, la Curia deciderà se concedere una deroga motivata alla prassi di non mettere antenne sui campanili.

Come si vede, l’unico scopo è tutelare al meglio la salute dei cittadini, nel pieno rispetto delle finalità delle strutture.

[mio intervento pubblicato su Avvenire Bologna 7 il 11.05.2008]

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