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Piccoli esempi di cattiva politica

22 Luglio 2007 Politica locale

Non voglio prendere l’abitudine del solo post domenicale a commento delle notizie degli ultimi giorni, ma ormai anche oggi va così…Fra i fatti dell’ultima settimana voglio citarne tre che denotano a mio avviso una visione distorta della politica, in cui si esalta l’interesse di parte e si mettono in secondo piano gli interessi della collettività. Insomma, cattiva politica.Il primo caso è la polemica sulla nomina del componente del comitato dei garanti dopo le dimissioni di Marcello Napoli, che il centrodestra richiede con urgenza. C’è qualcosa che non torna. La proposta di referendum sul metrò era evidentemente inammissibile, per una questione di logica e buon senso prima ancora che da un punto di vista giuridico. Inammissibile perchè pretendeva di confrontare un progetto bello ma insostenibile con un progetto meno bello ma realizzabile. Mi sarei aspettato un pronunciamento unanime dai garanti, su una questione così evidente da essere perfino banale. Anche perchè nei collegi dei garanti, la comune competenza giuridica a volte viene prima del punto di vista della parte politica che ti ha nominato. E invece no: 3 contrari e 2 a favore. Ecco perchè il centrodestra si è sempre sottratto ad un confronto serio sull’impresentabilità del loro stesso quesito, ed ecco perchè sul nome “condiviso” c’è tanta tensione

Il secondo caso è quello dei gettoni di presenza percepiti dai consiglieri che firmano e poi se ne vanno. Ho già detto nel post precedente cosa penso in generale delle polemiche sui costi della politica. Aggiungo solo che non ci vorrebbe poi tanto per evitare mezze figure per l’appunto evitabili, per non alimentare polemiche sterili, per contribuire a tenere alta l’attenzione sulle temi importanti che vengono affrontati invece di prestare il fianco ad un ulteriore svilimento della politica di cui davvero non si sente il bisogno.

Il terzo caso è il sit-in degli immigrati ex-occupanti di via Malvezza sotto casa del sindaco accompagnati da esponenti del PRC. C’è un aspetto di cattivo gusto e di attacco personale. Poi c’è la messa a rischio della sicurezza di una persona che è attualmente sotto scorta. Infine, non si sfugge all’impressione che ci siano settori del PRC locale che hanno alcuni “assistiti” che per far valere i loro diritti alternano azioni dimostrative eclatanti ad occupazioni abusive. Cos’hanno di più costoro dei tanti altri che versano in situazioni precarie e che chiedono aiuto, magari iscrivendosi a graduatorie che ne valutino oggettivamente i requisiti? Forse hanno la tessera del PRC medesimo, ma non mi pare che ciò possa essere ritenuto un lasciapassare utile per stare fuori dalla legalità…

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